L’Unione Europea ha fatto tantissima strada da quando a Roma fu fatto il primo timido passo. Ha cambiato il volto del nostro continente giorno dopo giorno, in modo così graduale che i “grandi” non si sono accorti quasi di nulla e noi giovani viviamo dando per scontato tante libertà che fino a poche decine di anni fa scontate non erano.  Tanto di questo lo dobbiamo al Trattato di Schengen.

Ora siamo davanti a un bivio. Deve decidere se vuole continuare in questo limbo indefinito o se vuole fare quel passo in più per diventare qualcosa di diverso, di grande e di storico. Deve decidere se rimanere nella condizione sospesa e certa della crisalide o con un atto di coraggio vuole aprire il bozzolo e provare a volare verso l’esterno.

 

 

Gli eventi di questi mesi stanno rendendo sempre più difficile che i paesi europei trovino il coraggio di fare il salto di qualità: la crisi economica, il più grande flusso migratorio dalla fine della Seconda Guerra Mondiale e la crisi della rappresentanza stanno mettendo in difficoltà partiti e forze politiche tradizionali. Non mancano poi le bordate degli euroscettici e dei nazionalisti, ad ogni elezione sempre più forti e sempre più impegnati a rendere difficile il cammino verso gli Stati Uniti d’Europa.

Rischiamo però di toccare un punto di non ritorno tra pochi giorni. Alla base dell’idea di un’Europa Unita c’è il trattato di Schengen che garantisce la libera circolazione di mezzi, persone e merci tra i paesi del continente. È stata un’enorme conquista per la Generazione Erasmus, che ha così cominciato a girare con facilità tutta l’Europa contribuendo a far circolare idee, culture e storie prima ancora che denaro e merci. Se non sai bene cos’è il trattato di Schengen lo puoi scoprire QUI

 

schengen

 

Oggi il rispetto di questo trattato è in pericolo. Non solo alcuni paesi hanno cominciato a costruire muri per ostacolare l’arrivo di gente in cerca di speranza, dimenticando ipocritamente come loro sono stati accolti a braccia aperte dall’Europa solo pochi anni fa. Ora anche chi ha contribuito alla nascita del sogno di un’Europa Unita sta pensando di chiudere i confini e segnare la morte di un progetto che sta provando a scrivere la Storia. Non bastassero i motivi ideali da un primo calcolo la fine di Schengen comporterebbe costi per 100 milioni di euro (QUI trovi l’articolo che lo spiega)

 

Per questo motivo il movimento dei Giovani Europei Federalisti ha lanciato la campagna “don’t touch my Schengen”. Facendo il verso da una famosa pubblicità chiede a chiunque creda che l’Europa libera e unita sia un valore di fare un piccolo sacrificio.

Cliccando su questo link è possibile supportare la loro campagna autorizzando la pubblicazione attraverso il tuo profilo twitter o di facebook (o di entrambi) di un messaggio a favore di Schengen. Un solo messaggio, una sola voce che unirà tutta l’Europa domani, 6 febbraio.

Basta un piccolo sforzo per cominciare a combattere perché le cose non solo non cambino, ma migliorino ogni giorno di più.

ADERISCI ALLA CAMPAGNA DON’T TOUCH MY SCHENGEN

 

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