• 5 cose belle che ho portato via da Saint Martin

    Lo scorso weekend l’ho passato in Francia, a Saint Martin de Crau. È un comune francese della Provenza vuole gemellarsi con Manerbio e che avevo già visitato lo scorso Settembre. Non mi dilungo nel  raccontare come sia stato il viaggio, di solito quello è il compito che si affida ai bambini al ritorno dalla gita scolastica. Voglio invece parlare di quello che mi è piaciuto di Saint Martin e dei suoi abitanti.

     

    La prima cosa (andando in ordine cronologico) è Il paesaggio. Probabilmente è una banalità, ma uscire dall’autostrada e vedere distese di campi a perdita d’occhio, interrotti solo da greggi di pecore e dalle distese di ulivi non è una cosa a cui siamo abituati. La bassa bresciana è stata quasi totalmente cementificata e tolto qualche spiraglio di verde sembra una successione infinita di capannoni, centri commerciali e strade.

    L’accoglienza è una cosa importante, almeno per i provenziali. Sembra una considerazione di rito, ma non è così. Far sentire delle persone a proprio agio in un altro paese e con grosse difficoltà linguistiche non è semplice. Non tutte le persone che hanno viaggiato con me parlano il francese, non tutte le persone che ci hanno seguito in quei due giorni parlano l’italiano o (addirittura, aggiungo) l’inglese. Tolto qualche disguido (come la doccia fredda) non ci siamo mai sentiti a disagio, anzi!

     

    Mi è piaciuto molto il clima, e non solo quello atmosferico. Al bel tempo e le temperature estive si è aggiunto l’entusiasmo delle persone. Hanno voluto farci conoscere le loro tradizioni e quando ci siamo seduti a tavola con loro hanno condiviso con noi il pasto tipico del contadino. Quando poi è partita la musica ci hanno coinvolto in canti e balli. Oltre ai buoni rapporti personali abbiamo visto il coinvolgimento attivo: le associazioni partecipano. Anche se l’attività proposta non è quella che risponde pienamente alla loro vocazione statutaria partecipano, si fanno conoscere e provano a ritagliarsi uno spazio. Ma non uno spazio da mantenere riservato: uno spazio aperto e in comunicazione con le altre associazioni, i cittadini e chi passi di lì. È un modo concreto per essere parte di una Comunità. E come ogni Comunità autentica Saint Martin si riconosce nella propria storia (anche se recente. Il paese è comune solo dal 1925), nei propri simboli e nella tradizione contadina che entusiasma anche i più piccoli.

     

    Lo sviluppo del paese è stato ben ragionato. Hanno delle ottime strutture. Oltre agli impianti sportivi hanno una grande sala per organizzare feste invernali (della capienza di 3000 persone se non sbaglio) e un centro culturale che racchiude teatro, cinema, biblioteca e mediateca in un’unica struttura che è circondata per due lati dalle scuole.

    Il centro storico è praticamente ridotto ad una via, la più antica. È ancora abbastanza radicata la tradizione dei negozi di prossimità (che in Italia sono massacrati dai centri commerciali).  Piccole botteghe, qualche negozio di alimentari e forse un supermercato. Stona un po’ il Mcdonald ma lo hanno mimetizzato fuori dal paese, vicino ad un distributore di benzina. È una fase che probabilmente la nostra cultura ha perso, assuefatta com’è da outlet e centri commerciali.

     

    Da questo Weekend mi sono portato via sicuramente la stanchezza per il viaggio e ho alleggerito le mie tasche. Però abbiamo portato con noi in Italia la convinzione che esista un’alchimia tra Saint Martin e Manerbio. Questa è una grande opportunità, umana prima ancora che culturale. Se riusciremo a innescare le potenzialità che ho visto in questi mesi, sono sicuro che il gemellaggio potrà offrire occasioni importanti alle nostre scuole, ai nostri cittadini e, forse, anche al nostro tessuto commerciale e produttivo.

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