• Putin, Matteo Salvini, Le Pen, Bancomat, UKIP, Front National

    Putin, ovvero il Bancomat dei nazionalisti

    Qualche giorno fa è tornato alla ribalta un tema di cui si era già parlato nel novembre scorso, quando Matteo Salvini era andato a Mosca sperando di batter cassa.

    Il sito francese Mediapart.fr ha pubblicato un’inchiesta sui prestiti ricevuti da Marie Le Pen ed il suo Front National nei mesi scorsi, tutti provenienti da banche russe e vicine al presidente Putin. Si parla di milioni di euro (circa 11) e di un supporto logistico, organizzativo e materiale fondamentale per far crescere il movimento di estrema destra francese e che fa gola anche a Matteo Salvini.  La Russia ha riempito il serbatoio del Front National in vista delle presidenziali del 2017, con la speranza che possa togliere d’impiccio un Holland che a Mosca non è mai andato giù.

    Nella lista dei partiti europei finanziati (o finanziabili) da Mosca non mancano l’UKIP e la Lega Nord. Il bancomat del Cremlino sarebbe disponibile a pagare i conti di tutti quei movimenti che possono sostenere la politica russa, impegnata nel ritagliarsi un nuovo ruolo sullo scacchiere internazionale, creando consenso nell’opinione pubblica dei propri paesi. Sono gli stessi partiti che possono – adeguatamente finanziati – causare grattacapi ai principali paesi occidentali, indebolendo di fatto l’Unione Europea.  La lista degli illustri (per noi) sconosciuti è lunga:  i greci di Alba dorata, il tedesco AFD,  il partito antisemita ungherese Jobbik, i Fratelli Slavi e l’ala più a destra dei Tea Party USA. Un lungo elenco di movimento xenofobi, razzisti ed antieuro che possono essere la miscela esplosiva per far saltare l’unione europea dall’interno. I soldi arrivano con la forma di finanziamenti di istituti di credito oppure attraverso partite di giro gestite da associazioni e ONG. La Lega Nord sta (forse) cominciando a costruire il proprio canale di finanziamento attraverso l’associazione Lombardia Russia, guidata da un ex giornalista del quotidiano leghista e da alcuni ex deputati del Carroccio.

     

    La Lega Nord di Matteo Salvini è oggi impegnata nella preparazione delle elezioni regionali. Spera di riuscire a consolidare la propria posizione di successo e guadagnarsi l’attenzione (e i rubli) di Mamma Russia. Nei sondaggi il partito sembra aver raggiunto la doppia cifra, mettendosi alle spalle del Front National. Certo, la posizione di chi deve condividere lo spazio politico con Silvio Berlusconi (storico amico di Putin) non è semplice. In Francia Le Pen non ha competitor e conta su un lavoro di relazione e rapporti costruito sin dai tempi del padre. Salvini invece deve costruire tutto da capo, nonostante tra l’ex presidente del consiglio e il presidente russo stia scendendo il gelo.

    Tutta questa operazione però sa tremendamente di incoerenza. E ci sarebbe da riderci sopra se Salvini non continuasse un lavoro lento ma costante, parlando alla pancia degli italiani ormai sfiancati dalla crisi. Ci sarebbe da ridere per il veloce cambio di maschera. Roma era ladrona ed oggi è una Mecca: lì prova a costruire un nuovo proselitismo annettendo CasaPound. Matteo Salvini rottama decenni di indipendentismo, secessionismo e lotta per l’autonomia in nome di un nazionalismo, fulminato sulla via di Damasco che porta a raccogliere nuovi consensi a sud.

    Farebbe sorridere perché dopo essersi infilato la casacca dell’anticasta (chi lo dice ai suoi elettori che fa parte del sistema dagli anni ’90?) e del nazionalista supplica l’aiuto di Mosca. Il Cremlino, dopo aver finanziato per decenni i partiti rivoluzionari e comunisti del pianeta, oggi sostiene un’internazionale nera che spera argini l’immoralità in cui l’Occidente sembra sprofondare sempre più agli occhi dei russi. Le conquiste nel campo dei diritti civili sono percepite come il sintomo di una corruzione culturale e morale che Putin ha paura possa contagiare anche la Russia.

    Le Pen, Salvini e Farage sono i preziosi alleati. E come in ogni barzelletta che si rispetti sono una francese, un italiano ed un inglese che accettano soldi stranieri per finanziare campagne nazionaliste, con lo scopo di disgregare l’Unione Europea e stritolare il Vecchio Continente nell’eterna frizione tra USA e Russia.

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