Non servono solo dichiarazione, grafiche, spettacoli o video

Per affrontare il problema al centro del 25 novembre – la violenza sulle donne – serve un piano concreto, su più livelli. Un piano che non dica l’ovvio, cioè che vogliamo sradicare la violenza, ma dica anche come, con quale strategia, lavorando su che livelli. E soprattutto, al 25 novembre di ogni anno, ci permetta di capire se abbiamo fatto quanto ci eravamo promessi e se abbiamo compiuto qualche passo in avanti.

La violenza sulle donne è un problema che va affrontato da un punto di vista culturale, in prospettiva. Bisogna sostenere progetti di educazione nelle scuole, iniziative di sensibilizzazione durante tutto l’anno e cercare di promuovere un linguaggio consapevole e coerente. Non possiamo dimenticarci che in Italia il delitto d’onore è stato abrogato nel 1981.

La violenza è però un fatto anche attuale. Non possiamo solo sensibilizzare ed educare, aspettando che i bambini di oggi siano gli uomini di domani. Dobbiamo lavorare per garantire alle donne che subiscono violenza tutti gli strumenti di cui hanno bisogno. Numeri, sportelli, servizi per poter denunciare gli abusi e far sentire la propria voce. Per vincere il silenzio e la paura serve costruire la speranza: dobbiamo garantire loro i mezzi per potersi costruire una nuova vita. Ciò significa avere alloggi protetti, una rete di sostegno che le aiuta nella fase transitoria, a reinserirsi nella società e se c’è necessità nel mondo del lavoro.

Terzo proposito: serve un approccio consapevole dei cittadini. Non possiamo limitarci a dire che le istituzioni non fanno abbastanza (anche se è vero). Serve essere reattivi e responsabili nel proprio essere parte di comunità e fruitori di servizi. Un giornale utilizza un linguaggio inadeguato? Rappresenta il carnefice con toni edulcorati? Smettiamo di leggerlo e scriviamo al direttore. Una pubblicità propone un modello sbagliato? Alziamo la voce, non compriamo quel prodotto. Non deleghiamo l’essere cittadini attivi, nascondendo la testa sotto la sabbia. E magari sosteniamo, anche con poco, le associazioni che si occupano di questi temi.   

Il 25 novembre il Presidente del Consiglio, il Presidente di regione, il Presidente di Provincia e il Sindaco dovrebbero andare di fronte al Parlamento ai rispettivi consigli per fare un resoconto di quello che hanno fatto in 12 mesi per questo tema e quali sono i progetti per l’anno successivo. Serve un piano, di tutti.

Non possiamo più accontentarci di parole, parole e parole.

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