• Il corpo non è più una prigione

    Come Giovani Democratici siamo stati impegnati, in questi anni e a Manerbio, su tanti temi “di frontiera”. Lo Ius Soli (di cui ho scritto poche settimane QUI) e la legalizzazione delle droghe leggere, per esempio. Io ed il segretario – Enrico Sterza – avevamo scritto una lettera dopo gli attacchi di Forza Nuova che puoi leggere QUI. Avevo pure già parlato di fine vita alcuni mesi fa, QUI.

     

    Finalmente oggi un altro tema che ci era caro, è diventato legge. Finalmente perché su 28 paesi in Europa solo l’Irlanda oltre a noi ancora non ha una legge sul fine vita.  Una legge che ancora non riguarda l’eutanasia, ma rappresenta una conquista in termini  di libertà.

    Cosa prevede il testo di legge approvato?

    Si protrà decidere la possibilità di concludere la propria vita terrena senza accanimenti terapeutici, con il DAT. Sta per Disposizioni Anticipate di Trattamento e sono la cristallizzazione della volontà di una persona, che ancora è capace di intendere e di volere, per quando non sarà più in grado di decidere per sé. Una sorta di “testamento” anticipato che contiene le volontà sul proprio corpo.  Chi lo scrive può individuare una persona che lo rappresenti, quando non in grado di intendere o di volere, con i medici.

     

    Il DAT può essere disposto solo da persone maggiorenni, ed in ogni momento può essere modificato o revocato. Non è cioè vincolante per sempre, né immutabile. Può essere redatto come atto pubblico o come scrittura privata, che deve essere poi consegnato all’ufficio anagrafe. Le disposizioni devono essere seguite dal medico.

    Il DAT verrà trascritto di un registro. Non si applica il DAT quando vengono messe a punto nuove cure capaci di migliorare le condizioni di vita del paziente, non previste al momento della sua trascrizione.

     

    Perché è una legge di civiltà?

    Perché oggi, nel 2017, non possiamo pensare di tenere in piedi un carcere da cui è possibile evadere: il nostro corpo. La scienza medica ha fatto passi da gigante, la nostra aspettativa si è allungata e sono migliori le condizioni in cui invecchiamo. È tutto il riflesso di un progresso sociale, economico e scientifico che non può garantire sempre e comunque la morte naturale e serena. Patologie ancora oggi incurabili, incidenti che compromettono per sempre la qualità della vita di una persona.

     

    Non tutti hanno la forza di sopportare un dolore grande e costante, che non ha speranza di guarigione. Lo stesso papa ha detto come l’accanimento terapeutico non sia eticamente corretto se c’è una sproporzione tra cura e risultato sperabile.

    Il corpo è il nostro strumento di conoscenza e di relazione con il mondo. Ci aiuta a realizzarci nella vita e non può trasformarsi in una dolorosa prigione da cui osservare, come spettatori, la sofferenza di chi ci ha amato.