Le cose, raccontate per bene.

In questi giorni è uscito un articolo che parla della vicenda del TC Tennis che non è in sé e di per sé falso, ma che non da un quadro completo della situazione. Provo a ripercorrere i vari passaggi – senza dilungarmi troppo – e a chiarire il quadro.

Cosa è successo?

Nel corso del 2013 la società spotiva TC Tennis, storico club manerbiese, ha avviato un processo per il risarcimento danni (materiali e d’immagine) legati alla sua gestione tra il 2007 ed il 2012. Per questa vicenda sono stati chiamati in causa l’allora presidente e tutti i membri del precedente Consiglio Direttivo, oltre al Comune.

Perché anche il Comune? L’Amministrazione Meletti, e quella che l’hanno preceduta, era di diritto membro del Direttivo, ed in diverse occasioni era stata rappresentata dal sindaco e dal suo vice. Era loro la firma sotto i bilanci che impegnava Manerbio e che oggi è la prova principale dell’omessa vigilanza da parte del Comune nei confronti dei bilancio del TC club. Per questo motivo abbiamo voluto chiamarli in causa e chiedere fossero loro a sostenere i costi del risarcimento, se il giudice avesse deciso di dare ragione al club sportivo.

 

Perché la Giunta ha accettato questa proposta e rinuncia a rivalersi su di loro?

Qui la cosa, per essere spiegata bene, va divisa in due. Da una parte le ragioni generali, dall’altra la questione degli ex amministratori.

 

  1. Le ragioni generali

Qualora il TC Tennis fosse vincente, tutti i condannati sarebbero responsabili in solido, anche oltre le loro singole quote. Ed ovviamente a quanto potrebbe ammontare il valore non ci è dato saperlo, toccando al giudice dover quantificare il totale di questo risarcimento.

Cosa significa essere responsabili in solido? Ipotizziamo che il Giudice condanni il Comune, Tizio e Caio a pagare 100.000€, chiedendo che il Comune paghi 50.000€, Tizio 20.000€  e Caio 30.000€. Se Tizio e Caio non pagassero, il Comune dovrebbe anticipare i 100.000€ per tutti, salvo poi (cercare di) recuperare i soldi dai privati. È una situazione pericolosa, in cui l’Amministrazione rischia di anticipare soldi pubblici che non torneranno mai a casa. Anche perché si sta parlando di decine di migliaia di euro con la possibilità che si arrivi anche a centinaia di migliaia.

Il Giudice, anche capendo le nostre preoccupazioni, ha proposto un accordo che chiuda la vicenda e che riteniamo essere vantaggioso. La nostra responsabilità viene limitata al massimo a 30.000€, senza condanna in solido. Significa che ognuno dovrà pagare la propria quota senza poter sperare che se ne faccia carico un altro dei condannati. Nella sfortunata ipotesi di una condanna, è meglio pagare 30.000€ e solo 30.000€ anziché rischiare di accollarsi il totale della perdita e dover poi spendere tempo, energie e altro denaro per recuperare quanto ci sarebbe dovuto da altri.

 

  1. Le ragioni della rinuncia

La condizione per ottenere questa condizione di favore, posta dal giudice, è di rinunciare a chiedere il rimborso ai precedenti amministratori. È intenzione del giudice chiudere con questo accordo il processo. Se noi non rinunciassimo a proseguire contro i nostri predecessori, di fatto la causa continuerebbe.

Un ultimo aspetto, più pratico: ci si sbilancia a dire che gli amministratori precedenti sono innocenti. Io mi limito a dire che non sono stati giudicati. L’innocenza o la colpevolezza vengono provate durante un processo. Ed a questa verifica di innocenza/colpevolezza gli ex amministratori hanno deciso di non sottoporsi.

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