• Memoria, Giornata della memoria, Manerbio, Fabrizio Bosio

    Coltivare la Memoria

    Chi mi conosce da tempo sa quanto io tenga al “Fare Memoria”. Sa cosa significhi per me, che da sette anni sono impegnato e attivo sul tema della trasmissione della memoria del 28 maggio. Un tema delicato, complesso, che finalmente ha raggiunto un risultato positivo quasi insperato, dopo più di quarant’anni.

    Questa pratica del coltivare il ricordo e gli insegnamenti che la Storia ci ha impartito non può non essere esercitata anche per due momenti importanti: la Giornata della Memoria e quella del Ricordo.

    Approvate da due maggioranza parlamentari non solo opposte, ma addirittura antitetiche, sono state caricate di significati “altri”. Sono state strumentalizzate per diventare armi da brandire di volta in volta da sinistra e da destra, diventando quella che Zerocalcare ha definito “memoria a cucù”. Una delegittimazione dell’altro che ha radici profonde (e politiche), irrispettosa della morte di tanti altre persone – persone, prima che italiani – per mano di ideologie, odi e visioni razziali. E quello delle discriminazioni razionali è di attualità estrema prima ancora per le infelici uscite di candidati lombardi perché nel 2018 ricorre l’80° anniversario della promulgazione delle leggi razionali da parte del Governo italiano. Governo italiano – è giusto ricordarlo – presieduto da Benito Mussolini.

     

    Cosa stiamo facendo per trasmettere il testimone della Memoria alle nuove generazioni? Cosa stiamo facendo per non ridurci ad essere banali celebranti di un rito vuoto e non sentito. Di un momento che non ci fa più venire la pelle d’oca, nè tremare i polsi per la carica di morte e sofferenza che condensa a distanza di decenni. Dobbiamo uscire da questa logica “di riduzione”, in cui ogni attività è fatta per dovere e non per amore, dove ogni ricorrenza è una scocciatura di cui occuparsi anziché un momento per fermarsi e riflettere.

     

    Dobbiamo sottrarre la Giornata della Memoria e quella del Ricordo alla strumentalizzazione costruendo un coinvolgimento  largo. Devono essere ricorrenze reciprocamente legittimate, a cui tutte le forze che si riconoscono come democratiche, antifasciste, italiane ed europee si impegnano in prima persona. Formando i propri iscritti, aprendosi alla cittadinanza, organizzando rappresentazioni e performance artistiche. Manerbio su questo fronte c’è: da anni provo a costruire la base plurale che da ogni lato dell’arco costituzionale riconosca l’importanza di questo momento e non si accontenti di riti vuoti.

    Perché come diceva cicerone: “historia magistra vitae

     

    Cosa abbiamo fatto in pratica?

    Perché e parole sono importanti, ma a volte sono i fatti ad essere ben più eloquenti. Ed è buona cosa spiegare cosa abbia fatto io per coltivare la memoria in questi 5 anni in Comune. Abbiamo organizzato rappresentazione teatrali grazie al gruppo Ribalta Pazza, che ha raccontato alcune delle storie di bresciani perseguitati dai fascisti durante la RSI, detta anche Repubblica di Salò. Alla memoria di quanti sono morti nei campi di concentro e di prigionia abbiamo dedicato un concerto con il maestro Edmondo Savio, esibitosi anche per papa Benedetto XVI. Sono stati presentati libri come la storia di Gino Bartali che fu campione nello sport come nella vita, aiutando centinaia di ebrei ad avere salva la vita. infine ogni anno abbiamo rinnovato la collaborazione con gli artisti Cristina Brognoli e Luciano Baiguera che hanno messo generosamente la loro passione a disposizione dei cittadini. Ad ogni anniversario il numero di quanti ci davano una mano è cresciuto fino a diventare una vera e propria comunità. Un gruppo che va dal Teatro Politeama, che ha partecipato organizzando la proiezione di “Un sacchetto di biglie” il 25 e 26 gennaio scorso, all’Associazione Nazionale Alpini che ha dato una mano a disporre gli stendardi della Memoria, pensati come monito perché nessuno dimentichi che in Italia, 80 anni fa, le leggi razziali entravano in vigore.