• Cosa rimarrà dei nostri sondaggi?

    Anche quest’anno è arrivata la Giornata della Memoria. Credo sia inutile ricordare cosa sia, quale significato abbia e perché assieme alla Giornata del Ricordo – che cade il 10 febbraio – dovrebbe essere uno dei pilastri della cultura italiana.

    Come gli italiani hanno dimenticato con un colpo di spugna 20 anni di complicità col fascismo, altrettanto velocemente hanno messo in cantina il ricordo dell’impegno (spesso convinto) di tanti italiani nella persecuzione contro ebrei, zingari, omosessuali e tutte le categorie di persone non rientranti negli standar di qualità razziali. Basta ricordare la vicenda del bresciano Alberto dalla Volta, l’Alberto del romanzo di Primo Levi “Se questo è un uomo”.   (QUI se non la conosci puoi leggere in breve la storia di Alberto).

    È partito un meccanismo auto assolutorio che ha cercato di addossare ogni colpa e ogni responsabilità alla Germania mentre ad oggi pesa come un macigno il piccolo numero dei Giusti tra le Nazioni italiani. Solo in 634 hanno deciso di andare contro il regime, l’ordinamento razziale e il senso comune per difendere in fondo il valore assoluto della Vita umana mettendo in gioco (e in pericolo) la propria.

    634 persone su una popolazione di 43 milioni di abitanti.

     

    Ma come è stato possibile  che venisse messa in moto la Soluzione Finale e che solo in così pochi abbiano deciso di  contrastarla?

    Eppure qualcosa di simile succede oggi, sotto i nostri occhi.  Mentre organizziamo incontri, concerti, manifestazioni e mostre per la Giornata della Memoria Non stiamo ignorando le guerre civili e religione che dilaniano in Medio Oriente? Non fingiamo di non vedere  la fiumana di uomini e donne che si getta nel Mediterraneo in cerca di una speranza di vita? Non fingiamo di essere inconsapevoli che  l’Europa sta tornando a costruire muri dopo aver demolito l’ultimo meno di 30 anni fa?

     

    Left oggi propone un bell’articolo sul tema  che non nascondo mi ha ispirato in questa breve riflessione (lo puoi leggere QUI). Riporta un dato interessante, che ci fa pensare che vista dall’interno la situazione di allora non fosse molto diversa da quella di oggi.

    I Sondaggi ci dicono che il paese è diviso quasi a metà tra chi è favorevole alla politica di accoglienza e chi non lo è. Ci descrivono un paese spaccato dove sono in ascesa movimenti populistici e dove la seduzione della chiusura verso il nazionalismo sta guadagnando terreno.

    Qual è l’evoluzione di questa situazione se non riusciremo a passare da una gestione emergenziale a una strutturale/ordinaria dei flussi di profughi e se l’Europa non si farà carico del problema? Qual è l’esito della continua propaganda razzista e xenofoba che ogni giorno viene capillarmente portata avanti nel nostro paese?

     

    Nel 1938 ad alcuni studenti di college americani venne chiesto: “Gli Stati Uniti devono offrire rifugio ai profughi ebrei provenienti dall’Europa centrale?”

    Questa fu la loro risposta.  Vogliamo che diventi anche la nostra?

     

    december-1938

    ***PRECISAZIONE***

    Questo articolo, come tutto quello che viene pubblicato su questo blog, esprimere solo ed unicamente il mio punto di vista personale. Frasi, affermazioni e pensieri sono imputabili solo a me. Le pagine di questo sito non esprimono il punto di vista dell’Amministrazione Comunale di cui faccio parte o del Partito in cui milito.