• Patchwork, Manerbio, Pezze di Amicizia,

    Dal Mosaico al Patchwork

    Patchwork letteralmente significa “lavoro con le pezze”. Consiste – da un punto di vista artistico – nella realizzazione di grandi superfici ricavate dalla cucitura tra di loro di più pezze, con fantasie, colori, tinte e a volte anche tessuti diversi. Colei o colui che realizza il lavoro sceglie come combinare, che accostamenti fare e determina un disegno o una fantasia. Una sorta di mosaico di tessuto, in cui pezze e ritagli di tessuto possono trovare una nuova vita.

    Questa attività è secolare e affonda le sue radici all’epoca coloniale degli Stati Uniti. I pionieri, trovandosi a dover sopravvivere con poche risorse e oltre Oceano, avevano sviluppato l’abitudine di recuperare da capi e oggetti ormai consumati le parti migliori, utilizzandole per riparane altri o per realizzarne di nuovi.  In Italia questa attività ha cominciato ad affermarsi, come tecnica per realizzare nuovi oggetti o per creare opere d’arte, a partire dagli anni ’90.

     

    A Manerbio in questi giorni (fino al 13 aprile)  sono state raccolte diverse pezze 40x40cm. Un gruppo di volontarie capitanato da Nicoletta Manganelli, le cucirà nei prossimi giorni per realizzare un grande “arazzo”. Questo arazzo ornerà per qualche tempo uno dei lati del giardino della Biblioteca. In contemporanea, il 21,22 e 23 aprile presso gli stessi locali sarà allestita una mostra sul patchwork, aperta dalle 10 alle 12  e dalle 15 alle 18. Questa esposizione è possibile anche grazie all’interessamento e al lavoro di coordinamento e cucitura di una nostra concittadina manerbiese, Gabriella Perotti.

     

    Diventa a modo suo una modernizzazione del concetto di mosaico. Per certi versi lo supera addirittura. Non solo qui ogni pezzo – anzi, ogni pezza – concorre a creare assieme agli altri un disegno. È distinguibile dagli altri, se visto da vicino, ha una sua identità precisa, chiara, ma se si fa qualche passo indietro questa individualità si armonizza e combina con quella di ogni altra pezza, dando il proprio contributo a definire qualcosa di più grande.

    C’è di più: ogni pezzo viene da una storia precedente. Arriva da altro: un tendaggio, una maglia, un copriletto, una borsa. L’artista nel patchwork non può – come chi utilizza un mosaico – limitarsi a lavorare con i colori, spesso omogenei in ogni piccolo tassello. Qui deve trovare il giusto posto per la fantasia/tinta unita che ha per le mani, capendo come può dialogare al meglio con il resto della “coperta”. Il lavoro oltre che di progettazione è anche di relazione. Anzi, forse è prima di relazione che di progettazione. Serve capire come può contribuire ogni pezza nella propria individualità ed in rapporto con le altre pezze. E – cosa non secondaria – è un’attività che fa arte del riuso, cioè sottrae ad inceneritori e discariche materiali che vengono nuovamente nobilitati.

     

    Esiste una metafora migliore di come si può essere comunità? Esiste un modo più efficace di tratteggiare il lavoro di relazione e progettazione che aiuta tutti a trovare il proprio posto e a contribuire alla crescita di un paese?

     

    Qui un’anteprima dei lavori in corso.

     

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