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    Donne: il mio saluto per la loro Giornata

    Queste sono le linee guida che ho usato per il mio intervento al Piccolo Teatro “M. Bortolozzi” Sabato 7 Marzo. L’occasione era la Giornata Internazionale della Donna e tornando da un corso di formazione nel pavese ho abbozzato questo saluto:

     

    Buonasera. Ringrazio il Coordinamento Unitario Donne Pensionate che ha organizzato questa serata di riflessione, il gruppo Teatrale Ribaltapazza e voi per essere qui. Stasera avete fatto una scelta controcorrente: non avete partecipato alla  Festa della Donna ma avete scelto di essere qui a celebrare la Giornata Internazionale della Donna, ed è bene ricordare che si tratta di due cose ben diverse.

    Stasera potremmo parlare di tantissimi temi diversi. Ho scelto di lanciare una proposta di riflessione che partisse da dati positivi.

    Da quando ho avuto la possibilità di intervenire, lo scorso anno, la situazione delle donne in Italia e nel mondo è un po’ migliorata. Dopo le tornate elettorali del 2014  le donne che presiedono una regione sono il 10% del totale, mentre sono donne i sindaci del 13% dei comuni italiani. Se guardiamo oltre i nostri confini la Federal Reserve è guidata per la prima volta da una donna,  Janet Yellen, e Anne Hidalgo è diventata la prima donna a conquistare la carica di sindaco di Parigi. Alle elezioni dello scorso maggio il numero di eurodeputate italiane è passato dal 22 al 39% con un sostanziale raddoppio della presenza femminile.

     

    Se continuiamo a guardare al continente europeo, c’è una classifica che una volta tanto non ci vede nelle ultime posizioni:  Rispetto alla media Europea il Gender Pay GAP – la differenza tra la retribuzione riservata agli uomini e quella corrisposta alle donne per lo stesso lavoro  – l’Italia ha un ottimo posizionamento. Lo scarto tra gli stipendi è del 7,3% contro il 16,4 di media europea (con la Germania che raggiunge il 21%). Gli ultimi dati ISTAT parlano di un 53% di donne impiegate nel mondo del lavoro.

    L’obbiettivo dell’occupazione femminile, lo dichiarava oggi il Ministro Poletti, deve essere una delle nostre conquiste. Rispetto al 53% di donne lavoratrici il piano Europa 2020 ( = un pacchetto di misure per la crescita economica) ci impone di raggiungere il75% di occupazione. È un risultato difficile e che richiede l’impegno della politica, della scuola e del mondo del lavoro. Non possiamo immaginare di ampliare il numero di donne che lavorano se lo Stato non si fa carico – in prima persona e senza scaricare le proprie responsabilità sui comuni – di un sistema di sostegno efficace. Lo stesso Presidente Mattarella ha ricordato oggi come le donne siano il volto della Coesione Sociale del nostro paese conciliando – spesso con salti mortali – il lavoro e la famiglia. In questo senso saluto le mie colleghe in Giunta qui presenti: il vicesindaco Carlotti e l’assessore Masini. Loro giocano a un livello superiore: oltre a conciliare lavoro e famiglia devono trovare lo spazio anche per l’amministrazione del bene comune, ed è inutile ricordare che aManerbio la situazione sia abbastanza complessa.

     

    L’obiettivo ambizioso del 75% di occupazione che i paesi europei si sono posti non si giustifica solo con la volontà di raggiungere un’ uguaglianza che sia materiale e non più solo formale, ma ha anche ragioni economiche: Viviane Reding –Vicepresidente della Commissione Barroso II – ha dichiarato che “L’Uguaglianza di genere non è una questione da donne, ma una questione economica”. Esiste una correlazione diretta e chiara tra l’aumento dell’occupazione femminile e l’aumento del PIL di un paese. Riuscire a garantire pari diritti a uomini e donne non fa bene sono alla nostra società ma anche alla nostra economia.

     

    Le donne hanno già dimostrato in passato di avere la capacità di dare un contributo determinante alla crescita dell’economia in tempo di pace (Manerbio grazie al Lanificio è stato uno dei primi comuni della provincia a sperimentarlo) e di contenere i danni nei momenti di difficoltà. Nel primo caso, mentre gli altri comuni avevano ancora una forte vocazione agricola, nella nostra città le donne cominciavano a guadagnarsi il proprio stipendio. Lo abbiamo visto poco fa nello spettacolo: avere uno stipendio frutto del proprio lavoro e non dipendere dalla generosità del marito è il primo passo per essere indipendenti.

     

    Per quanto riguarda la capacità di contenere i danni, il mio pensiero va a due dei momenti più dolorosi della nostra storia: Mancano poche settimane al settantesimo anniversario della Liberazione e due mesi circa al centenario dell’ingresso dell’Italia nella Grande Guerra. Non possono non ricordare come le donne abbiano saputo in entrambi i casi colmare un vuoto. Le italiane hanno saputo riempire lo spazio lasciato libero dagli uomini precettati per il fronte sostituendoli in tutto e per tutto: dalla guida dei tram alle fabbriche.

    Nella Grande Guerra – lo spiegava giovedì proprio in questo teatro il dottor Boneradurante la lezione della LUM – hanno contribuito alla costruzione delle mulattiere, mentre alcuni decenni dopo, nel pieno della Resistenza, hanno ricoperto ruoli fondamentali ed in questo caso ricordo la staffetta partigiana bresciana ancora vivente Agape Nulli Quilleriche oggi presiede l’associazione delle Fiamme Verdi.

     

    Come direbbe Spinelli, La via da percorrere non è sicura, né facile: ma se siamo conviti, tutti, che debba essere percorsa il risultato dell’uguaglianza materiale tra i generi potrà essere raggiunto pienamente. Gli stipendi potranno essere equiparati ed il merito potrà essere il metro di misura nella scelta di ruoli dirigenziali ed avanzamenti di carriera a prescindere dal sesso del candidato. Se noi, tutti noi, lo vogliamo non sarà la gravidanza ha chiudere la carriera di una donna né la maternità a rappresentare un peso da cui non ci si può liberare. Se la politica, i datori di lavoro, i sindacati ed il mondo della scuola – prima palestra di vita – ci crederanno il vostro futuro e quindi il nostro futuro non sarà solo rosa ma roseo.

     

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