• Non può essere reato perchè è peccato

    Questa legislatura, pur zoppicando, è riuscita a raggiungere importanti traguardi. Grazie alla determinazione del Partito Democratico sono diventati legge i provvedimenti sul Dopo di Noi, che pensa alle persone affette da disabilità e rimaste orfane, e le Unioni Civili che hanno dado modo dopo decenni di ritardo alla possibilità per le coppie dello stesso sesso di essere riconosciute.

    Rimangono due grossi temi etici, due diritti civili che ancora sono negati: la legalizzazione delle droghe leggere e il diritto a decidere della fine della propria vita. Sul primo non mi soffermo: ho già detto quale è la mia posizione in QUESTO post e nelle prossime settimane il nostro gruppo GD farà un’iniziativa provocatoria sulla cannabis a fini ricreativi.

    Sul secondo, che potremmo chiamare eutanasia, continua ad esistere una confusione sostanziale tra peccato e reato. Premetto che sono cattolico e praticante e continuo a pensare che se fossi nelle condizioni di malattia di tante storie che si sono rincorse sui giornali in questi anni, non chiederei di mettere fine alla mia vita.

    Credo altrettanto convintamene però che le mie convinzioni religiose non possano essere imposte a tutti gli altri. La scelta di proseguire o meno la mia vita in condizioni di malattia certificata ed irreversibile non può essere che del malato. Solo lui può conoscere la propria sofferenza e decidere se provi fine o sopportare – per convinzioni etiche o religiose – fino all’arrivo di una morte “naturale”.

    Uso questa parola tra virgolette perché non è naturale che un corpo viva solo perché macchine esterne glielo consentono.

     

    Essere vincolato alle macchine, vivere un’esistenza che si sente come una prigione, non può essere un obbligo imposto dallo Stato ai propri cittadini. Deve essere riconosciuta pari dignità e libertà di scelta tanto a chi desidera portare avanti  la propria vita quanto a chi decida di porvi fine, in condizioni di malattia fortemente debilitati, certe ed irreversibili.

     

    Non servono servizi coccodrillo, indignazioni generali o vuote promesse. Serve una legge.

     

    Non può essere reato perché peccato.

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