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    Fuori tempo Massimo

    L’obiettivo della riunione  all’Acquario di Roma era quello di ricompattare la minoranza interna e costruire un’alternativa a Renzi. Da quando ha conquistato la Segreteria sta mettendo a segno un colpo dopo l’altro consolidando la propria posizione tanto nel partito quanto alla guida del Governo.

    Invece quello che uscito dall’incontro del 21 Marzo non è un progetto né una visione politica. È il semplice livore nei confronti di chi sta riuscendo la dove la Ditta ha fallito. Ma chi è oggi che Fuori tempo Massimo (in ogni senso) pontifica ad un rivolo di correnti unite solo dal nemico da combattere?

    «ha portato nella vita politica italiana la forza innovativa, il dinamismo e la speranza».

    Con queste parole Massimo D’Alema (qui l’articolo di Europa), dopo  l’inatteso successo alle europee, ha descriveva  Matteo Renzi. Lo stesso D’Alema che lo prendeva in giro quando cominciò la sua ascesa. Lo stesso D’Alema o che ora lancia anatemi contro il Segretario. Probabilmente il fatto che non sia stato lui il nome speso da Renzi in Europa ha contribuito al suo ritorno alle precedenti posizioni, in coerenza ad un passato in cui le battaglie personali hanno prevalso su quelle politiche.

    D’Alema è stato un rottamatore che ha anticipato il sindaco fiorentino di vent’anni. L’esperienza in questo campo l’ha cominciata nel 1988 davanti alla porta di una stanza di ospedale. Quella in cui  riposava Natta, segretario del PCI in carica colto da un malore mentre stava per cominciare un comizio a Gubbio. All’epoca Renzi aveva i calzoncini da boyscout mentre il giovane Massimo D’Alema militava nella dirigenza dei quarantenni di via delle Botteghe Oscure.

    La moglie del segretario ascolta la discussione animata tra dirigenti, incluso il laconico “Si deve fare da parte” che ne esce. I quarantenni di via delle Botteghe Oscure approfittano della malattia del segretario contro cui avevano stretto un accordo nel 1984, poco dopo i funerali di Berlinguer, per liberarsene ed aprirsi la strada. Alessandro Natta viene a saperlo e con amarezza si dimette dal ruolo di segretario lasciando campo libero ai giovani.

     

    Passa qualche anno e Occhetto, che in forza dell’accordo avrebbe dovuto succedere a Natta, manca il quorum per l’elezione a segretario del PCI. È il 1991 e dietro a quella situazione che lascia senza parole Occhetto c’è l’ombra di D’Alema (lo ricorda Velardi, l’uomo che all’epoca gli era più vicino). Dopo aver contribuito alla (poco elegante) rottamazione di Natta (a Italia Radio aveva dichiarato che il rinnovamento era necessario), il Leader Massimo comincia a spingere Occhetto verso il dirupo.

    La Volta Buona

    La volta buona per D’Alema arriva nel 1994 quando – dopo il fallimento della gioiosa macchina da guerra – si presenta da lui.  Achille Occhetto ricorda: «Venne da me un deputato di Gallipoli a dirmi che ero una sorta di obsolescenza della politica». Lo stesso D’Alema che ventuno anni dopo esige rispetto. Lo stesso che sconfessa la rottamazione come metodo dopo aver combattuto due battaglie che di politico non avevano nulla. Certo, non che il suo comportamento passato possa giustificare la mancanza di rispetto che è dovuto a lui e alla Ditta come a tutti gli altri. Ma chi predica bene e razzola male alla lunga rischia di stancare.

     

    Caro Massimo

    Comincerei così una lettera. Caro Massimo, se oggi non ti rimane che lanciare anatemi galvanizzando un gruppo che ha fallito ed oggi è minoranza è anche per colpa tua. Di quello che hai fatto e di quello che non hai fatto nel ventennio in cui  sei stato il vero dominus della sinistra italiana.  Hai deciso di tarpare le ali al centrosinistra e sei il principale responsabile di un ritardo cronico del nostro paese sul conflitto d’interesse e nel campo delle telecomunicazioni. Hai rinunciato a battaglie politiche per gli inciuci che hanno fatto da prototipo al Patto del Nazareno.

    Criminalizzi la visita di Renzi ad Arcore dimenticando che in quella casa hai abdicato la libertà di costruire un paese più moderno e libero. Ed ora pontifichi ad una sinistra dem frammentata in uomini carichi di ego.

    Se parli ad una Ditta che ha fallito e hai di fronte un mosaico cementato dal solo rancore verso il segretario congratulati con te stesso: li hai creato con le battaglie (molto) personali (e poco politiche) che hanno caratterizzato la tua carriera.

    Sei fuori tempo Massimo.