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    Il bivio del 16 agosto

    Siamo in un momento delicato per l’Italia. Siamo ad un bivio e ancora non sappiamo quale delle due strade prenderà il nostro paese. Quali siano non serve nemmeno specificarlo.

    Oggi ricorrono due anniversari importanti, che hanno segnato due punti di svolta fondamentali per la storia dei loro paesi. Sono due eventi che sintetizzano le due strade che possiamo cominciare a percorrere e che hanno due protagonisti famosi: Giacomo Matteotti e  Lech Wałęsa.

    Giacomo Matteotti

    Quando il 16 agosto del 1924 il suo corpo fu ritrovato era in condizioni così terribili che solo attraverso un esame dei denti si riuscì ad essere certi dell’identificazione.

    La causa principale del decesso di Giacomo Matteotti fu la Verità. Ha avuto il coraggio di dire la verità in un’Italia che giorno dopo giorno si faceva sempre più nera, denunciando i brogli elettorali che avevano permesso ai fascisti di ottenere un buon risultato alle elezioni politiche (un dettagli che spesso ci si dimentica, quando si racconta che Benito  Mussolini ottenne il potere legalmente e col consenso del popolo).

    Fu rapito sulla strada per Montecitorio, diretto alla biblioteca per ultimare il suo intervento sulla Sinclair Oil, la società che aveva ottenuto una concessione di 90 anni per i giacimenti petroliferi italiani a fronte di golose tangenti che erano arrivate fino alle tasche di Mussolini.

    Anche questa storia è stata insabbiata nella nuova versione del fascismo che la destra estrema italiana ci sta raccontando da qualche anno, dipingendo il regime come immune alla corruzione che, invece, si annidava nelle sue basi fin dalle origini.

    Il 16 agosto è stato per l’Italia la premessa della sua trasformazione in regime, annunciata con il discorso che il presidente del consiglio Mussolini pronuncerà alcuni mesi dopo assumendosi  «la responsabilità politica, morale, storica di tutto quanto è avvenuto» (lo puoi leggere per intero QUI).

     

     

    Lech Wałęsa

    Il 16 agosto del 1980 per la Polonia è invece un anniversario felice. È da questa data che il sindacato Solidarność, guidato da Lech  Wałęsa, comincia i suoi scioperi.

    Solidarność (che significa Solidarietà in polacco) è nato da comitati spontanei di sciopero che si sono federati, raccogliendo sotto le proprie insegne anche associazioni e realtà diverse che avevano un unico obbiettivo: garantire sicurezza, diritti e libertà in un paese oppresso dalla dittatura. Nel giro di un anno gli iscritti divennero 9.000.000.

    Il movimento riuscì a resistere anche all’avvento al potere in Polonia del generale Wojciech Jaruzelski. Nel  1981 il potere destabilizzante di Solidarność era tale che si dovette introdurre la Legge Marziale, in vigore fino al 1983. A centinaia furono gli attivisti imprigionati e circa 100 quelli uccisi. Tanti di loro rimasero in carcere anche quando la Legge Marziale fu revocata, fino al 1986.

    Ma il sindacato continuò a procedere per la sua strada, seguendo fermamente i principi della non violenza e sostenuto economicamente anche dalla Santa Sede. Nel 1989 la Polonia ottenne le prime libere elezioni e  Lech  Wałęsa, dopo aver ottenuto il 48% dei consensi ed aver costruito una nuova maggioranza parlamentare anticomunista, divenne il presidente del primo paese del blocco sovietico ad abbandonare il comunismo, aprendo la Polonia al libero mercato e all’occidente.

    Il 16 agosto per la Polonia fu l’inizio di un percorso coraggioso e doloroso, che ha portato alla liberazione del paese rifiutando la violenza come metodo.

     

    L’Italia di oggi non ha ancora scelto quale sarà la strada che deciderà di imboccare al bivio. rimane ferma.

    In ogni caso la promessa è la stessa: costruire un’Italia nuova. Quello che cambiano solo le premesse. E temo che la scelta che ogni giorno siamo chiamati a fare, nel piccolo della nostra quotidianità, è tra il fondare la nostra società sul sistema che ha ucciso Matteotti o di ispirarci a quello con cui Walesa ha fatto (ri)nascere la Polonia.

    E’ una tua scelta.