• Disagio Educativo degli adulti, manerbio, giuseppe nicolodi

    Il Disagio educativo degli adulti

    Alcuni mesi fa i Comuni di Manerbio, Bassano Bresciano e Offlaga si sono incontrati con l’Istituto Comprensivo di Manerbio ed hanno deciso di promuovere un progetto che già si stava realizzando con gli insegnanti sul Disagio educativo degli adulti.

    La rete di scuole della bassa bresciana ha organizzato una serie di iniziative rivolte agli insegnanti mentre i comuni hanno deciso di sostenere un progetto che riguardasse le famiglie, per completare  un lavoro che altrimenti sarebbe stato parziale. Nelle scorse settimane le scuole dei tre comuni hanno distribuito ai genitori dei bambini dai 3 agli 8 anni un questionario (in totale ne hanno consegnati 842).

    Il primo dato positivo è che il 70% dei questionari è stato restituito (in termini assoluti si parla di 588 moduli).  È una buona percentuale ed indica la disponibilità di tanti genitori a collaborare ad un progetto che si mette in ascolto dei loro problemi.

    Una delle ragioni per cui quest’indagine è stata importante è  il supermento dei campanilismi (tre comuni, insieme, si sono messi al servizio dei genitori, ascoltandoli e collaborando con la scuola). Ma non solo: dall’analisi di questi questionari emergono risposte che servono ai genitori (che hanno avuto anche l’opportunità di riflettere sul  proprio rapporto con i figli), agli insegnanti (che possono calibrare meglio le proprie modalità di insegnamento), ed alle amministrazioni comunali (che possono leggere l’efficacia o meno di progetti e servizi offerti nel proprio territorio anche alla luce di questi risultati).

     

    Il professor  Giuseppe Nicolodi ha guidato l’analisi e ha  messo subito in chiaro una cosa: bisogna essere consapevoli che non tutti i problemi possono essere risolti.

    È importante tenere a mente che il rapporto tra bambini e adulti di adesso è diversissimo da quello di alcuni anni fa. Oggi la società autoritaria è scomparsa ed un rapporto sano tra genitori e figli e tra insegnanti e studenti lo possiamo costruire solo sull’autorevolezza.

    Tra tutte le possibili scelte sui problemi possibili (da sottolineare che l’8% dei questionario è tornato in bianco o con l’indicazione “nessun problema”) quelli che sembrano più frequenti nelle famiglie della zona riguardano due categorie: Autonomia e Regolazione (un equilibrio del proprio vissuto emotivo).

    Sono problemi che non sono oggettivi ma educativi e sono alimentati dall’idea sbagliata che sia abbastanza dire ai bambini come vorremmo fossero perché cambino. Serve invece capire come dobbiamo essere noi per rendere possibile il loro cambiamento!

    La mia generazione (che poi è la stessa dei bambini di cui si parla) è cresciuta e sta crescendo sotto una campana di vetro. Si cerca di tenerci lontani dal dolore e dalla sofferenza impedendoci però di fare gli “anticorpi”. Cerchiamo di nascondere la sofferenza quando invece il giusto comportamento è quello di accoglierla. Come si può fare? Dando alla sofferenza un senso!

    I bambini proiettano il potere che gli adulti devono raccogliere ed usare – con autorevolezza – per aiutarli a crescere e insegnando loro ad affrontare il mondo (e tutto ciò che di bello e brutto ne fa parte).

     

    Per poter raccogliere questo potere un adulto deve essere:

    • AMICHEVOLE, cioè empatico. Il bambino deve pensare: “sento che tu senti quello che io sento”. L’adulti è l’alleato interno del bambino nei primi passi che fa nel mondo.
    • SOLIDO, Cioè sicuro ed affidabile. Non può tentennare e deve trasmettere ai bambini sicurezza, soprattutto quando affronta i problemi.
    • PREVEDIBILE, cioè organizzato e organizzante. Deve dare un messaggio coerente . E’ il genitore/insegnante che realizza il progetto educativo, non deve chiedere l’assenso del bambino.
    • CAPACE DI RICONOSCERE LE COMPETENZE.

     

    La metafora perfetta è quella di Cappuccetto rosso: la bambina deve uscire dalla casa ed avventurarsi nel bosco. La mamma sa che nel bosco c’è il lupo ma manda fuori lo stesso la figlia per andare dalla nonna. Non la tiene al sicuro e sotto una campana di vetro. Alla fine dell’avventura, dopo aver provato paura e rischiato la vita, cappuccetto rosso è cresciuta, ma se lo avesse saputo?

    Se Cappuccetto avesse saputo che fuori c’era il lupo non sarebbe mai uscita e probabilmente la favola si sarebbe chiusa subito con “Venga la nonna a prendersi le frittelle!