• Il messaggio dal Fronte

    Mercoledì sera, al Piccolo Teatro, si è tenuta una serata molto toccante e significativa. Su proposta del Gruppo Alpini di Manerbio abbiamo quasi concluso le celebrazioni per il centenario dalla fine della Grande Guerra. Il Coro sotto la Torre ha proposto alcuni brani tipici dell’epoca: o Gorizia, il Piave mormorara, la Tradotta. Alle canzoni si alternavano poesie di Ungaretti e lettere, inviata dai nostri giovani concittadini dal Fronte e lette da Chèi de Manèrbe.

    Le ansie e le preoccupazioni che arrivano da quei ragazzi, bloccati in una guerra lunga e logorante, in condizioni proibite ci hanno colpito. Hanno colpito le sofferenze patite dai soldati di allora, che non solo molto diverse da quelle provate dai carabinieri e dagli alpini che decisero di proteggere l’Unità della Patria, faticosamente conquistata nel 1918, unendosi alla Resistenza o finendo nei campo di concentramento dove in tanti trovarono la morte.

    L’Italia che sognavano loro forse è diversa da quella di oggi, dove ancora tanto rimane da fare perché equità e giustizia siano pienamente realizzate nella Società. E nemmeno possiamo illuderci di avere la capacità di incedere sulle macro dinamiche rischiano ogni giorno di riportarci ad una guerra. Le condizioni che hanno portato l’Europa a bagnarsi di sangue per due volte nel ‘900 non sono uniche ed irripetibili.

    Quello che ognuno di noi può fare, nel quotidiano, è di provare ad essere un costruttore di pace. Ognuno di noi può cercare di dar vita ai desideri dei nostri ragazzi al fronte – soprattutto dei morti – provando a far sì che nella nostra Comunità, tra vicini, tra colleghi, nelle famiglie e nelle compagnie di amici si lavori per la pace, ricucendo le divisioni.