• Il passato illumina il futuro

    Qualche settimana fa è stata a Manerbio Silvia Vegetti Finzi.

    Si tratta di una psicologa ed insegnante universitaria molto nota a livello nazionale, ed in particolare nel campo dell’educazione. È stata nella nostra città, però, non per parlare della sua attività professionale quanto invece per tornare alle proprie origini.

    Con una storia travagliata e dolorosa, ripercorsa per frammenti nel suo ultimo libro Una bambina senza stella, Silvia Finzi è stata residente a Manerbio per alcuni anni durante la seconda guerra mondiale, sia per sottrarsi ai bombardamenti ben più massicci che interessavano le grandi città, sia perché per metà ebrea e quindi a rischio durante le persecuzioni razziali. Persecuzioni che, è bene ricordarlo ad 80 anni dall’emanazione delle leggi in questione, furono volute ed attuate da italiani contro altri italiani.

     

    Grazie al bibliotecario Giambattista e alla disponibilità di tanti manerbiesi, siamo riusciti a pensare ad una bella giornata, tutta dedicata alla Professoressa Vegetti Finzi, che ha potuto rimettere piede dopo decenni nella nostra città, apprezzandone il cambiamento in meglio, e riconoscendo i luoghi della sua infanzia. Le ville Marzotto, l’Oratorio maschile, il Comune e la piazza che lo fronteggia, via XX Settembre. La professoressa ha potuto consultare il suo registro di classe (quella del 1938), ancora conservato presso l’archivio dell’IC Manerbio. Lì ha potuto rileggere i nomi delle compagne e le note scritte a mano dalla maestra che, per una (s)favorevole convinzione era proprio sua madre.

     

    La sera, alle 18, il Piccolo Teatro ha ospitato la presentazione del suo libro. Intervistata da Francesca Nodari, ha ripercorso le tappe dei suoi ricordi a Manerbio. Il teatro è rimasto in religioso silenzio, ascoltando la narrazione di una città che è affondata nei flutti della memoria e che è molto diversa da quella che viviamo oggi, quotidianamente. Alla fine della serata sono state presentate Maddalena e Paolina, due nostre concittadine al centro di tanti aneddoti raccontati dalla professoressa.

     

    Il momento più importante, però, è stato prima. Presso il Salone principale del Comune è stata organizzata una merenda, riservata alle “ragazze” della classe 1938 e delle loro famiglie. Le donne sono state contattate attraverso una lettera-invito che hanno personalmente ricevuto a casa. Attorno ad un tavolo imbandito di dolci e bevande, hanno potuto riabbracciarsi dopo una vita. In qualche caso, cioè in quello della professoressa con le compagne, davvero una vita. Per le altre è stato un momento in cui tornare a condividere aneddoti e storie anche con chi si è perso di vista, pur vivendo nello stesso paese.

    È stato un momento intimo e denso, che si è concluso con un saluto di Silvia Vegetti Finzi, che ha detto parole molto importanti. Ha ricordato come sia da irresponsabili oggi diffondere pessimismo e rassegnazione. La loro è l’ultima generazione che può raccontare da testimone – ha detto – cosa significhi soffrire la fame, non avere abiti e scarpe, non poter dormire la notte per i bombardamenti e perdere qualcuno che si ama frequentemente, a causa della guerra. Una condizione che non si è più ripetuta dal 1945 ad oggi. E la responsabilità di chi è testimone di quel passato consiste nel dare speranza. Perché per quanto la situazione possa essere difficile deve sempre esserci speranza, verso il futuro. Perché dopo ogni notte, per quanto lunga, arriva sempre l’alba.

    Si tratta di una bella lezione per chi, come me, non ha mai conosciuto le brutture della guerra. Siamo abituati un po’ a compatirci. L’invito della professoressa è semplice: rimbocchiamoci le maniche e proviamo con determinazione a cambiare le cose. Solo con l’impegno costante e la fiducia verso il futuro possono essere superati i venti e le maree, cambiando (in meglio) il futuro nostro e di chi ci sta in torno. Questo messaggio lo ritrovo molto ad esempio anche nel libro “L’uomo che piantava gli alberi”.

    Silvia Vegetti Finzi ha concluso condensando tutto in una massima che mi piace riportare:

     

    Il passato illumina il futuro.

     

    Silvia Vegetti Finzi, Una bambina senza Stella, Manerbio

    dav

     

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