• La bolla di Manduria

    La vicenda del pensionato picchiato a morte di questi giorni mi ha fatto riflettere. Avevo deciso di tenere per me questa riflessione, salvo cambiare idea questa sera, dopo aver visto il telegiornale.

    Dando per scontato che le responsabilità dei ragazzi che si sono resi protagonisti del pestaggio sono enormi e che è giusto paghino i propri errori secondo giustizia, soprattutto se si tratta come in questo caso di violenza assolutamente gratuita e quindi doppiamente crudele, rimangono due aspetti secondo me sminuiti.

    Il primo è il tema della “comunità”. Stando a quanto letto e sentito in questi giorni la vittima era una persona limitata, con difficoltà e tutti in paese non solo lo sapevano, ma erano anche a conoscenza di ciò che i ragazzini gli facevano. Il silenzio omertoso e più di tutte l’indifferenza sono il vero male di questa vicenda. Perché se la crudeltà dei ragazzini è stata gratuita, il fatto che nessuno abbia difeso chi non poteva difendersi da solo è davvero incredibile perché avrebbe evitato che questo fosse l’epilogo della vicenda, interrompendo la vita di un uomo e segnando quelle dei ragazzi per sempre. E quante volte nelle nostre vite finiamo per essere il compaesano inerte?

    Il secondo tema è la nostra insaziabile morbosa curiosità. Non ci basta sapere cosa è successo. Dobbiamo vedere i video del pestaggio, integrali. Abbiamo il bisogno di nutrirci di queste immagini, come ci nutriamo avidamente di ogni storia di cronaca nera che in Italia finisce per essere romanza, riscritta, interpretata, raccontata. Diventa uno strumento per fare audience, attorno cui costruire programmi (come l’in-voluzione di un Giorno in Pretura, ad esempio). E così i TG, che anziché aiutare ad alimentare la coscienza critica dei cittadini ne nutrono gli appetiti più infidi, mandano in loop filmati che non hanno alcuno scopo se non soddisfare la nostra morbosa curiosità.

    Alla fine non solo non sappiamo vivere a contatto con la fragilità, proteggendola come dovrebbe fare ogni comunità, ma riusciamo anche a mancarle di rispetto quando – a causa della nostra indifferenza – tutto è ormai compiuto