Da anni ci lamentiamo che le piazze delle nostre città sono vuote, che le strade sembrano morte. Le uniche eccezioni – anche a Manerbio – sono quei luoghi in cui si concentrano i locali notturni e ricreativi che raccolgono soprattutto i nostri giovani.

Piazza Italia, Piazza Aldo Moro, via XX Settembre e molti altri scorci rimangono sostanzialmente deserti quando cala la sera o nelle domeniche di riposo.

Questa quarantena forzata forse cambierà le cose.  La voglia che brucia dentro ognuno di noi di uscire, abbracciarci, di incontrarci ancora potrà essere soddisfatta. Ma potremmo tornare anche a riconsiderare l’importanza di abitare gli spazi della città che abbiamo abbandonato negli ultimi anni, sedotti dai tanti servizi che ci hanno concesso grandi comodità a portata di clic.

  • Potremo scoprire quanto sia bello vedere un film al Politeama, incontrando tutte quelle persone che non possiamo trovare nel divano di casa affidandoci soltanto a Netflix.
  • Potremo ricordarci che sia bello fare movimento e che non sia scontato poter correre e camminare lungo le piste ciclabili di Manerbio, molto più che farlo usando qualche programma che esercita le attività motorie. E questo ci porterà forse a capire quanto sia urgente ripensare alla mobilità e alla struttura di Manerbio per favorire una viabilità leggera.
  • Potremo scoprire che oltre ai vocal e alle chiamate di Whatsapp anche ritrovarsi sui tavolini dei locali che si affacciano sul piazzolo o sulle panchine di Piazza Italia è gratuito e ci restituisce molta più umanità di quella che filtra a fatica nei moderni mezzi della tecnologia.

Sono solo tre esempi tra i mille possibili di come questa situazione può diventare una lezione preziosa per capire che la dimensione di “Comunità” non è inutile né scontata ma possiamo – e forse dobbiamo – viverla e costruirla in modo personale e quotidiano.

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