• La Costituzione non si tocca a colpi di maggioranza

    Le riforme costituzionali non si fanno a maggioranza.

    È uno degli slogan che gira di più durante questa campagna elettorale e secondo i sostenitori del “No” il fatto che la riforma costituzionale su cui si voterà il 4 dicembre sia stata votata nella sua fase finale dal 57% del parlamento dovrebbe essere un valido motivo per respingerla.

    La prima osservazione che faccio è legata alla Costituzione stessa. I costituenti hanno previsto la possibilità di approvare una riforma della Carta a maggioranza semplice, con la possibilità per le opposizioni e i cittadini di chiedere un referendum confermativo che possa convalidare il voto del Parlamento. E questa non è la prima volta che succede, anzi, tutte le Riforme Costituzionali degli ultimi 25 anni sono state approvate a maggiorana assoluta. L’Iter seguito dalla Riforma, cominciata l’8 apriledel 2014 e finito il 12 aprile 2016, è quindi pienamente legittimo.

     

     

    La seconda è di natura politica.

    Credo sia importante che la Riforma abbia un sostegno largo e una condivisione trasversale. Perché succeda serve però lavorare insieme al testo. Come si può fare se alcune forze politiche (come ad esempio il Movimento 5 Stelle) si rifiutano a priori di confrontarsi e discutere? Si ripete lo stesso film dell’Italicum: io non voglio lavorare con te, ma non approverò nessuna proposta a cui non avrò lavorato. Diventa un gatto che si morde la coda no?

     

     

    Peggio ancora è la situazione di chi questa riforma l’ha provata e poi ha cambiato idea.

    Ci sono casi singoli, come il senatore bresciano Paolo Corsini che ha dichiarato pubblicamente di votare Sì in un incontro con il Ministro Maria Elena Boschi (QUI il filmato) e che poi ha cambiato idea. Il perché è ancora da scoprire.

     

    Oppure i partiti che si sono sfilati strada facendo, senza che ci fossero cambiamenti rilevanti nel testo costituzionale. Penso a Forza Italia che ha contribuito alla fase iniziale di scrittura della Costituzione, che l’ha votata la prima volta, si è astenuta la seconda e ha votato contro la terza. In questo caso il motivo è noto: Silvio Berlusconi sperava di ottenere la possibilità di scegliere il Presidente della Repubblica in cambio del sostegno alle Riforme mentre Renzi e il Partito Democratico hanno tirato dritto eleggendo al Colle Sergio Mattarella. Basta leggere la dichiarazione di Sergio Romani, capogruppo di FI (la trovi QUI).

     

     

    Va bene sperare nella larga condivisione, ma quando qualcuno non vuole collaborare non lo si può obbligare e di fronte a “No” che sono strumentali non ci si può impantanare. Serve invece andare avanti con determinazione, dando prova del valore delle proprie idee e provando a dare una mano a migliorare le cose.

     

    Ora la parola passa ai Cittadini e non più politici dall’umore variabile.

Lascia un commento.