• La politica da stadio

    Ero a Roma, ospite del Senatore Paolo Corsini e della deputata Marina Berlinghieri, quando è stato approvato il Rosatellum Bis. Ho avuto la fortuna (?) di assistere alla seduta, vedendo un’Aula indisciplinata e poco attenta, nonostante l’importanza del voto. Lo hanno percepito anche i ragazzi che erano con me, che per la prima volta vedevano un’assemblea parlamentare lavorare, ed uscendo hanno avuto l’impressione di aver sbirciato una chiassosa classe delle elementari, anziché la camera alta della Repubblica.

    Nel pomeriggio il Presidente del Senato ha annunciato la sua uscita dal PD, in dissenso con alcune decisioni prese dal partito. Una scelta che posso capire (non è l’unico, a far fatica a riconoscersi in questo gruppo), che posso ritenere inopportuna, ma che rispetto. Ed invece, con una caduta di stile imbarazzante, quelli che fino a qualche ora prima erano i suoi compagni di partito hanno preso ad attaccarlo con una violenza verbale inaudita. Una testimonianza di “politica da stadio” imbarazzante per chi come me si impegna sul territorio e nelle scuole per contrastare la dilagante violenza verbale. Uomini e donne il cui impegno politico non ha lasciato molto a questo paese hanno sminuito e offeso chi è stato per tutta la vita al servizio delle istituzioni, fronteggiando a viso aperto – tra le altre cose – la mafia e la criminalità organizzata.

     

    Una mancanza di rispetto che avrei voluto condannare, mettendo tutto nero su bianco. Ma ero in viaggio, senza computer, ed ho preferito tacere anziché aggiungere rumore al rumore di un chiaccericcio di basso tenore.

     

    Ma la sconfitta in Sicilia, annunciata e figlia di tante cose, ha riacceso il dibattito. Addebitare a Pietro Grasso la responsabilità di quella batosta elettorale è ridicolo. Significa cercare di nascondere la polvere di cinque anni di cattivo governo regionale sotto il tappeto. Significa non vedere la mancanza di prospettive che oggi vive il Partito Democratico. Significa cercare un capro espiatorio su cui sfogare la frustrazione per qualche poltrona mancata.

     

    La Politica, quella con la “p” maiuscola non si fa insultandosi reciprocamente. Si può alzare la voce perché le nostre idee ci infiammano, perché ci teniamo che qualcosa si realizzi o che uno sbaglio venga evitato. Ma non si può trasformare il dibattito politico, per quanto acceso possa essere, in cori da stadio, in insulti tra tifoserie, in una delegittimazione del nostro avversario.

     

    Le parole rivolte a Grasso non sono condivisibili e non solo perché è il Presidente del Senato, seconda carica della Repubblica. Non lo sono perché è Pietro, è una persona.

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