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    La Zammarchi colpita da Forza Nuova

    Ieri mattina Forza Nuova ha deturpato ancora  Manerbio. Di solito non ne parlo: non voglio fare pubblicità gratuita a chi, quasi un secolo dopo, prova a riproporre la stessa ricetta del fascismo  infrangendo le regole e proponendo gli stessi scivoloni del passato, come richiamarsi continuamente al mito della Roma antica che è stata uno dei più grandi esempi di multiculturalismo della storia umana.

     

    Quello che è successo venerdì però rappresenta qualcosa di profondamente sbagliato: Forza Nuova ha scelto di attaccare una scuola. Da Assessore alla Pubblica Istruzione ho deciso di dedicare 5  anni della mia vita ad impegnarmi per la scuola manerbiese. Ho sempre ritenuto la scuola un “tempio” in cui entrare con rispetto, fedele ai miei valori ma senza imprimere simboli di appartenenza nella convinzione che la scuola sia un Bene Comune.

    Forza Nuova evidentemente non è della stessa idea e ha affisso  un manifesto a favore della guerra sull’ingresso della Scuola secondaria di primo grado (scuola media, in breve) “A. Zammarchi”.

    Forza Nuova ha deciso di trasformare un luogo che è di tutti, la scuola,  in una vetrina per le proprie provocazioni.

     

    Credo che questo sia il momento più sbagliato per le provocazioni inutili: in Francia anche il Front National ha di non provare a sfruttare questa ondata di violenza. A Manerbio no:  Non solo Forza Nuova ha scelto un brutto momento ma ha anche il luogo peggiore.

    Come si può accettare che all’ingresso di una scuola ci sia la scritta “si vis pace para bellum?”(=se vuoi la pace prepara la guerra).

    Conosco e mi piace il lavoro che la “A. Zammarchi” e le altre scuole del nostro territorio stanno portando avanti da anni sul tema della pace e della solidarietà. Tra i banchi e nelle classi ogni giorno gli insegnanti lavorano per recuperare situazioni di difficoltà e disagio, per costruire competenze e far emergere nei ragazzi la coscienza critica che domani li rendere buoni cittadini. Forse agli attivisti di Forza Nuova questo non piace.

    Quel manifesto è un attacco all’impegno di queste persone e al futuro che provano a costruire ogni giorno con i nostri ragazzi (anche attraverso progetti come questo). È un attacco ai Valori su cui abbiamo (o avremmo dovuto?) costruire l’Italia partendo proprio dalle macerie lasciate in eredità proprio dalla guerra e dal fascismo.

     

    Chi ha scritto quel manifesto probabilmente pensava al significato più banale e conosciuto del motto: se vuoi la pace preparati alla guerra. In realtà esiste un’interpretazione più sottile e meno nota. È quella per cui il detto vorrebbe dire che se vuoi mantenere la pace e l’unità nei tuoi confini devi avere un nemico, una guerra da combattere all’esterno e che compatti le fila. Forse è più questo il motto che si addice a Forza Nuova. Di fronte alla sua incapacità di andare oltre la superficie e di interrogarsi sulle grandi sfide del nostro tempo preferisce riscaldare una minestra vecchia quasi di un secolo e che ancora sa di olio di ricino.

    Forza Nuova Sogna un’Italia chiusa ed isolata, impegnata a preservare una purezza che non è mai esistita: gli italiani sono un popolo nato dalla mescolanza di arabi, romani, germani, galli, scandinavi. La nostra lingua mescola già ora parole che crediamo essere state sempre nostre e invece arrivano dai luoghi più lontani del mondo. Quanti sanno che Schiena è una parola longobarda, che è arrivata qui dalla Germania?

     

    Io  preferisco un altro motto. È più difficile da realizzare e a volte cercare di rimanergli fedeli significa farsi venire un fegato enorme.

    Si vis  pacem, para iustitiam.

    Se vuoi la pace, prepara la giustizia