• agricoltura, fabrizio bosio, leonessa 2015, brescia leonessa

    Leonessa 2015: il tavolo agricoltura

    Alla Leonessa, l’iniziativa organizzata da Brescia Cambia Verso ho partecipato al tavolo agricoltura coordinato dal Segretario provinciale di Coldiretti Frusca.

    Al termine dei lavori mi è stato chiesto di svolgere la relazione finale nella plenaria conclusiva.

    Qui riporto il resoconto della discussione e quanto emerso:

    Il tavolo agricoltura è quello che ha trattato il tema dal valore maggiormente strategico rispetto al rapporto tra Brescia ed Europa.

     

    Il 40% circa del Bilancio dell’Unione Europea è destinato all’Agricoltura, uno dei settori strategici di intervento a livello continentale. Il ruolo dell’Italia è stato riconosciuto dall’Unione che dalla nostra esperienza ha tratta alcuni elementi che han fatto parte del PAC 2015-20. Brescia rappresenta nel contesto italiano uno dei traini sul settore della produzione di latte (15% circa di quanto prodotto in Italia) e vanta numeri importanti nell’allevamento di bovini e suini.

    Il 12% circa della forza lavoro della nostra provincia è coinvolta direttamente o indirettamente in aziende agricole o realtà produttive che vi gravitano attorno.

     

    La competizione impari

    La prima difficoltà che l’agricoltura bresciana incontra è nella competizione con le realtà produttive nordeuropee. Lì spesso sono presenti aziende che dispongono di grandi appezzamenti di terra che favoriscono le economie di scala. La nostra provincia è invece caratterizzata da una forte frammentazione territoriale che aumenta i costi di gestione delle aziende di medie e piccole dimensioni che vi insistono.

     

    L’unica prospettiva che possa dare respiro alla nostra agricoltura è uno sviluppo collaborativo in senso orizzontale, attraverso consorzi che mettano in condivisione i costi e sappiano tutelare le specificità del nostro territorio. È auspicabile anche uno sviluppo verticale attraverso percorsi di filiera.

     

    Questi consorzi – oltre ad agevolare l’abbattimento di costi – dovrebbero assumere funzioni di promozione e commercializzazione dei prodotti, sollevando così i manager-agricoltori dalle incombenze che non sanno affrontare e che ci penalizzano nel mercato continentale.

    In questo senso il mondo del vino ci ha indicato la strada da percorrere con successo. Ha saputo aprirsi spazi importanti in nuovi mercati e superare con lavoro e impegno la Francia.

     

    Rispettoso dell’ambiente non significa ambientalista

    È utile superare un approccio ambientalista che si è radicalizzato negli ultimi anni a favore di una più diffusa sensibilità nei confronti dei temi ambientali. Non possiamo continuare a sostenere lo stereotipo dell’allevatore inquinatore. Bisogna rafforzare l’immagine positiva dell’agricoltore informando correttamente e punendo quanti violano le regole.

    Serve rimettere al centro della discussione l’agricoltura di nicchia – come quella montana.

     

    L’agricoltura non vuole assenza di regole ma chiede che siano precise, chiare e che – soprattutto  a livello continentale – valgano per tutti. La percentuale di rispetto delle direttive UE e del raggiungimento degli obiettivi che fissano dovrebbe essere uguale in tutti i paesi.

     

    Semplificazione

    È urgente cominciare a lavorare sulla semplificazione. La burocrazia ruba tempo ed energie preziose alle aziende del nostro paese. Un’agricoltura libera da inutili legacci può affrontare con più determinazione le sfide che oggi la attendono.

     

    Da combattere però è anche la semplificazione di pensiero e di concetto che riguarda questo settore. Troppo spesso siamo abituati a determinare la questione rispetto al reddito dell’impresa agricola o ad eventi climatici catastrofici.

    Chi si occupa di agricoltura deve ragionare anche su questioni di date per presupposte ma non meno importanti, come l’inquinamento (e in particolare quello dovuto a spandimenti) e l’approvvigionamento di acqua che diventa ogni anno sempre più impegnativo.