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    Lettera al Direttore su Partiti e Civismo

    Comparsa sul Giornale di Brescia del 5 gennaio 2016

    Caro Direttore,

    Ho letto con interesse le lettere dei Consiglieri Regionali Busi e Girelli, che conosco e di cui stimo il lavoro.

    Nel mio piccolo vorrei dare un contributo al dibattito che hanno aperto nei giorni scorsi e che spero possa proseguire.

    Ho 24 anni e la mia passione per la Politica mi ha portato nel 2013 a contribuire alla nascita di una lista civica in vista delle elezioni amministrative di Manerbio. Oggi a quasi 3 anni di distanza ricopro la carica di Assessore – espressione della maggioranza consigliare nata da quella bella esperienza – sono attivista del Partito Democratico e del suo movimento giovanile, i Giovani Democratici.

    Ho conosciuto da vicino la grande capacità di rinnovamento di cui le liste civiche possono essere capaci. Ho toccato con mano la fatica del confronto ma anche l’arricchimento di punti di vista e sensibilità diverse che però si impegnano e trovano una loro composizione nell’impegno quotidiano per il proprio paese. In questi anni di lavoro abbiamo raggiunto risultati importanti e concreti per i nostri cittadini in ogni settore dell’attività comunale grazie all’impegno di un gruppo di cittadini diventato una squadra affiatata.

    Non posso però ignorare anche i limiti che caratterizzano le liste civiche che oggi reggono le sorti della maggior parte dei comuni bresciani. L’impegno di uomini  e di donne che si mettono al servizio dei propri concittadini fa del bene alle nostre piccole realtà ma rischia di creare realtà isolate, tante amministrazioni che pur in sintonia con i propri cittadini non riescono a sviluppare una visione sovra comunale determinante in un tempo ricco di sfide come quello che viviamo oggi.

     

    Sono in corso continui, rapidi e profondi cambiamenti istituzionali davanti ai quali i singoli comuni possono poco: i fenomeni migratori, la nascita degli enti di area vasta, la riforma sanitaria regionale, la necessità di trovare risposta ai continui tagli e alla necessità di ampliare i servizi e l’impegno dei Comuni nelle realtà locali.  Chi può raccogliere questa sfida?

     

    Io credo solo i Partiti politici. Sono loro che hanno la possibilità – benché spesso non approfondita – di elaborare sintesi territoriali e di essere i portatori di una visione di quello che si vuole diventi il nostro territorio nei prossimi anni.  L’esaltazione continua della società civile – che peraltro credo sia entrata in modo massiccio nell’agone politico già negli anni ’90 e non sempre con risultati virtuosi – rischia di diventare un mantra, un’ideologia.

     

    La risposta universale ad ogni problema non può essere l’impegno della società civile. Questo impegno si è già manifestato, trasformandosi in partiti in più tornate elettorali, ed asseconda proprio perché fluido e poco strutturabile la tendenza italiana alla frammentazione e al leaderismo. Da un lato vediamo il sorgere di raggruppamenti che pur sostenendo nomi autorevoli e rispettabili non hanno un comune retroterra, costituendo nelle istituzioni gruppi eterogenei. Credo possano apportare un contributo importante alla nostra Democrazia ma non penso siano risolutivi e capaci di sviluppare quella visione organica che invece dovrebbe caratterizzare i partiti. Dall’altro la tendenza – credo che sia qui la vera causa della crisi di rappresentatività dei partiti – a cercare la perfetta coincidenza tra la propria posizione e quella di un  movimento politico. È la frammentazione di movimenti e ideali politici in mille diversi piccoli rivoli, incapaci di conquistare la fiducia dell’elettorato e troppo minoritari per diventare quel luogo di confronto e discussione che possono essere solo i partiti a vocazione maggioritaria.

     

    Un partito politico non potrà mai coincidere perfettamente con la posizione di cui ognuno di noi è portatore. Un partito è una comunità. Nell’epoca dell’esaltazione dell’individualismo non è semplice far capire quanto sia bello,  importante e difficile far parte di una comunità, anche quando – pur nella condivisione di un comune perimetro di valori – non si condividono tutte le scelte. A chi oggi come me milita nei partiti credo vada riconosciuto il coraggio delle proprie idee e l’impegno spesso disinteressato. La retorica populista ha trasformato l’appartenenza politica in un marchio d’infamia.  Sta a noi impegnarci quotidianamente sui territori per coinvolgere i cittadini a dimostrare loro che la Politica è qualcosa di bello e utile, capace di far crescere chi la pratica e la comunità per cui si impegna.

     

    A chi oggi si sente distante dai partiti credo gli vada lanciata una sfida: perché non provare ad avvicinarsi, in punta di piedi? Perché non cercare la sezione a lui più vicina per confrontarsi, discutere, spiegare cosa secondo lui non va e provare a mettersi direttamente in gioco per migliorare le cose?

    A cosa serve avere le mani pulite se le tieni in tasca?