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    Lettera sul CETA

    Gentile Direttore,

    approfitto di questo spazio per “lanciare un sasso nello stagno” e aprire una discussione pubblica sul CETA, l’accordo di libero scambio tra Unione Europea e Canada. Per ragioni di spazio mi limiterò solo ad accennare alcune questioni, cerco che ci sarà modo di approfondirle in futuro e in particolare nell’incontro organizzato dal Comune l’8 settembre tra le tesi favorevoli e contrarie all’accordo.

    Il Consiglio Comunale  – che non è competente e non ha alcun potere in materia – ha discusso di questo trattato a seguito della mozione presentata dal consigliere Casaro, che – pur non avendo letto l’accordo come ha ammesso nel corso della seduta – chiedeva al Comune di impegnarsi a contrastare la ratifica dell’accordo. Già questo di per sé lascia un poco stupiti: chiedere che venga contrastato qualcosa che non si ha letto. Ci si potrebbe anche fidare delle proiezioni future della Lega Nord e di Coldiretti, ma basta tornare indietro di un anno, per ricordare tutto il trambusto sull’olio tunisino. Con grande allarmismo si disse che 1 azienda italiana produttrice di olio su 3 avrebbe chiuso a causa dell’olio tunisino, ma come finì la vicenda? Che l’Italia produrre circa 300 mila tonnellate di olio, ne consumo 600 mila e le 2,5 mila importate dalla Tunisia furono assorbite senza effetti collaterali.  Ma come dicevo non  mi soffermo sulle singole questioni, provo solo ad aprire temi.

     

    Il primo che voglio affrontare è quello della coerenza politica. Da alcuni anni faccio parte di un partito politico, e conosco la difficoltà di militare in un’organizzazione che non sempre fa e dice quello che vorremmo. In più occasioni ho segnato dei distinguo dal mio partito, spiegandone sempre le motivazioni. Il voto di qualche giorno fa sul CETA mi incuriosisce e mi spinge a sperare che anche gli altri rendano ragione delle proprie scelte. E non parlo della consigliera Cavallini, nel 2013 candidata in Parlamento a sostengo del liberale Mario Monti ed oggi segretario provinciale del Movimento per la Sovranità Nazionale di Gianni Alemanno. Mi riferisco invece ad Alberto Zucchi. Dalle pagine di questo giornale poche settimane fa il consigliere annunciava la ricostituzione della sezione manerbiese di Forza Italia, poco attiva nel corso di questi 4 anni e la il suo ingresso nel Consiglio Direttivo. Il 31 luglio però il consigliere di centrodestra ha votato una mozione che impegna il Comune a contrastare il CETA, votato invece in blocco da Forza Italia al Parlamento Europeo. Quali sono le ragioni che lo spingono a prendere una posizione opposta a quello del gruppo politico di cui fa attivamente parte? Spero che il consigliere Zucchi spieghi le sue motivazioni dando il contributo al dibattito pubblico su questo trattato di libero scambio.

     

    Arrivo ora ai due punti conclusivi di questa mia lettera: la “questione istituzionale” e la bontà di questo accordo. La prima è semplice: trovo sbagliato che un Comune rinunci al proprio ruolo super partes e di profilo istituzionale per scendere nell’agone politico, schierandosi contro il lavoro fatto da altri organi istituzionali. Ciò è stato possibile prevalentemente ai molti voti di astensione. Lunedì 31 non si chiedeva al Consiglio di esprimersi a favore, contro o di astenersi sul testo dell’accordo, ma si chiedeva di esprimersi in merito all’esposizione di Manerbio su questo tema. Se si fosse discusso di spendere la nostra città a favore sarei stato comunque contrario, nel rispetto del ruolo istituzionale che credo debba essere proprio di un Municipio.

     

    Infine, accenno a quelle che per me sono le ragioni principali del sostengo a questo accordo. Non posso qui entrare nel dettaglio, ma oltre all’iniziativa dell’8 settembre non mancherò di impegnarmi per informare i cittadini di cosa significherà, per noi, il CETA. Credo che questo accordo sia importante perché tutela il Made in Italy (il 25% delle denominazioni protette europee ora riconosciute e tutelate dal trattato sono italiane. Non sono tutte? E’ vero, ma la scelta – come in ogni accordo – è tra tutelarne molte o non tutelarne nessuna. Le altre potranno arrivare col tempo). E’ importante perché elimina i dazi e apre nuovi mercati per le nostre aziende. I nostri prodotti sono migliori davvero come ci diciamo da anni? Bene, allora non dobbiamo temere la concorrenza canadese. L’abolizione dei dazi sarà una grande opportunità per le aziende italiane. Infine, credo che questo accordo sia importante perché tante delle ragioni di chi lo contrasta sono pretestuose. Non permetterà l’ingresso nel nostro paese di OGM o carne ricca di ormoni (lo vieta l’allegato 5-E) né darà la possibilità alle aziende di chiamare in causa gli Stati e di cambiarne e leggi a proprio favore (è esplicitamente vietata questa possibilità). Con questa lettera non voglio mettere la parola fine al dibattito, anzi. Vorrei aprirlo e allargarlo perché i cittadini possano essere informati e capire come il nostro orizzonte futuro più sicuro, nonostante tutto, resta l’Europa.

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