• March for Europe

    Oggi la Gran Bretagna ha comunicato ufficialmente quello che già sappiamo da mesi: lascerà l’Unione Europea. È un duro colpo per il grande progetto di pace che ha rappresentato l’Europa, ma può anche trasformarmi in una grande opportunità.

    La posizione più delicata sarà quella del Regno Unito, che sta provando a cercare di trattenere la Scozie e forse l’Irlanda del Nord con le motivazioni opposte a quelle per cui ha lasciato l’Unione Europea.

    Se ci guardiamo alle spalle vediamo tutti i successi dell’Europa, cose incredibili, difficili da prevedere 70 anni fa ma che oggi ci sembrano banali e diamo per scontate.

    È scontato per noi poter guidare per il continente senza frontiere. Non dover cambiare il denaro ad ogni passaggio, poter vivere ed avere diritti riconosciuti in ognuno dei 27 paesi che ancora ci credono. Sono crollati i costi dei biglietti aerei e dei treni, i dazi alle dogane. E per chi come il nostro paese esporta prodotti di qualità è un vantaggio enorme. È nato il progetto Erasmus.

     

    Però siamo in mezzo ad un guado. Abbiamo fatto cose incredibili, e con coraggio abbiamo cominciato ad attraversare un fiume. Per anni, durante tutta la presidenza Barroso, l’Europa si è fermata, godendosi i risultati già raggiunti e senza fare un passo in più verso il grande progetto di integrazione europea. Questo immobilismo ha spento l’entusiasmo che vibrava in tutto il continente e ha cominciato ad alimentare nazionalismi, che sono cresciuti nel sottobosco della burocrazia e dell’indifferenza fino ad esplodere, con l’Ukip inglese, il Front national in Francia od Orban in Ungheria.

     

     

    Sabato scorsa, con alcuni amici, ho deciso di partecipare alle manifestazioni per i 70 anni dei Trattati di Roma, che hanno istituito il primo nucleo da cui è nata poi l’Unione Europea. Esserci per noi è stato il modo di dare forza alla voce di chi dice che è ora di avere coraggio e di completare la traversata del guado, di arrivare all’altra sponda del fiume: gli Stati Uniti d’Europa.

     

    Nonostante la dichiarazione tiepida per il rilancio dell’Europa fatto dai 27 e i dubbi che continuano ad aleggiare sui paesi dell’est, che non dovrebbero ricevere più fondi da Bruxelles fino a quando continuerà il loro atteggiamento di dissenso rispetto alle decisioni prese insieme, hanno parlato i numeri. 1000-1500 persone hanno manifestato ai cortei anti-Unione, 5000 erano con noi alla March for Europe.

     

    La via da percorrere non è facile né sicura, ma deve essere percorsa e lo sarà.

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