• Occhio alla rete

    Oggi è stata ufficialmente presentata la rete territoriale ed interistituzionale per il contrasto del Cyberbullismo. È la prima iniziativa di questo tipo in Provincia di Brescia ed è nata dopo una chiacchierata avvenuta il 21 dicembre scorso tra me, la Dirigente dell’IC Manerbio Annamaria Alghisi, la responsabile Cyberbullismo della scuola Mariella Cherubini, e la Vicepreside dell’IIS “Pascal – Mazzolari” Gigliola Lonardini.

    Da quello scambio di idee è nato un percorso che ha portato l’IC Manerbio, l’IIS “Pascal – Mazzolari” e le Scuole Parrochiali della nostra città a decidere di creare una vera e propria rete che mettesse assieme scuole e istituzioni del territorio per combattere una battaglia comune.  Ne fanno parte il comuni di Manerbio ed Offlaga, tutte le scuole elementari, medie e superiori del territorio. Gli oratori dei due paesi, le associazioni di genitori delle scuole, l’ufficio scolastico provinciale e un gruppo di imprenditori locali riuniti nell’associazione BNI Bassa Bresciana, che ha curato la grafica dell’iniziativa.

    Fabrizio Bosio, Tonidandel, Gigliola Lonardini, annamaria Alghisi, Paola Cattenati, IC Manerbio, Scuole Parrocchiali Manerbio, Fabrizio Bosio,

     

    Punto di partenza: cosa è il Cyberbullismo?

    I nuovi mezzi di comunicazione e i social media non sono né buoni né cattivi. Sono strumenti neutri che possono essere usati bene o male. È l’approccio che ognuno di noi ha con loro che determina quale sia l’esito della nostra comunicazione e il modo con cui siamo presenti online. Le enormi possibilità che i social network ci danno, permettendoci di raggiungere numeri impensabili di persone, hanno permesso l’amplificazione dei fenomeni tradizionali di bullismo. E se e conseguenze di questi comportamenti erano gravi e rilevanti già quando avvenivano tra i banchi di scuola, rendendosi a volte difficili da individuare, questi nuovi mezzi di comunicazioni possono portare ad esiti ben più disastrosi. Il pettegolezzo, l’offesa, lo scherno possono diventare di pubblico dominio, non più confinati alla dimensione della classe, diventano una persecuzione ancora più grave e più segnante per chi ne è vittima.

     

    Cosa vogliamo fare?

    Noi – tutti noi – crediamo sia importante aiutare studenti, genitori e più in generale gli adulti ad essere consapevoli di questo, perché possano usare in modo corretto i social media. Vogliamo fornire loro una “cassetta degli attrezzi” che li possa aiutare ad educare i figli ad affrontare situazioni assolutamente inedite e sconosciute ai genitori, e vogliamo far capire che anche loro possono diventare cyber bulli. Ciò che viene scritto (ad esempio su gruppi face book come era “Ta set mia de manerbe sé…” o nelle chat whatsapp di genitori) non cade nel vuoto. Non viene schermato dalla tastiera, ma diventa un messaggio pubblico, capace di diffondersi e di colpire con maggior gravità la vittima. La nostra presenza on line e quella dei nostri ragazzi non può essere superficiale e priva di quelle accortezze che ci accompagnano nelle relazioni umane che teniamo ogni giorno, al lavoro, a scuola, con gli amici.

    Le prime iniziative partiranno nelle scuole. Ogni istituto sta organizzando incontri con gli esperti riservati agli studenti.

     

    Il problema è che la scuola, quando tutto va bene, è una “bolla”. È un mondo con regole chiare e con l’obiettivo di far crescere umanamente i ragazzi. Esiste però un mondo al di fuori dei cancelli che ogni mattina attraversano i nostri ragazzi, che di queste regole se ne fa ben poco. Perché il nostro impegno sia efficace serve una continuità tra le regole della scuola, quelle della famiglia, quello del gruppo sportivo. Una continuità che cerchiamo di ottenere con un percorso formativo che si rivolge agli insegnanti, ai genitori, agli educatori e a chiunque voglia esserci.

     

    Per cominciare questa riflessione pubblica e condivisa abbiamo organizzato un ciclo di 4 incontri, 3 al Teatro Politeama e l’ultimo, più “pratico” all’Oratorio di Offlaga. Gli incontri vogliono affrontare lo stesso tema da più punti di vista diversi. Il primo incontro si terrà il 22 febbraio alle ore 20.30 presso il Teatro Politeama. Intitolato “Usa la testa: pensa per postare”,  vedrà l’intervento di Domenico Geracitato, Tecnico capo della Polizia di Stato in forza alla Questura di Brescia.

     

    Per non rendere troppo pesante questa rassegna, ogni iniziativa è distanziata circa un mese dalla successiva. A questo proposito, il terzo incontro si terrà sempre presso il Politeama il 15 marzo ed avrà per titolo: “I media digitali, tra scuola e famiglia”. A relazionare sarà il prof. Cesare Rivoltella, Ordinario alla Facoltà di Scienze dalla Formazione dell’Università Cattolica di Militano e direttore del Centrod i Ricerca sull’Educazione ai Media, all’Informazione a alla Tecnologia.

     

    Giovedì 19 aprile, per l’ultimo incontro al politeama, interverranno la dott.ssa Emma Avezzù, Procuratore Capo FF della Repubblica presso il Tribunale dei Minorenni, e la dott.ssa Paola Cattenati, Responsabile Criaf, mentro della Commissione Bullismo e Cyberbullismo del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Il loro intervento proverà a mettere a fuoco il tema della Responsabilità degli Adulti sotto l’aspetto giuridico ed educativo.

     

    Infine Giovedì 10 maggio si concluderà al Teatro dell’Oratorio di Offlaga la nostra rassegna con “La cassetta degli attrezzi“. Grazie all’ing. Andrea Persavalli, responsabile manutenzione e gestione Rete dell’IIS “Pascal – Mazzolari” si cercheranno di dare informazioni tecniche e pratiche ai genitori per orientarsi nel mondo dei social media.

     

    Cosa fa il Comune di Manerbio in tutto questo?

    Abbiamo in prima battuta contribuito fin dalle fasi iniziali alla nascita di questo progetto, con compiti operativi ed organizzativi rispetto al ciclo di incontri.

    Oltre a questo, l’Assessorato alla Pubblica Istruzione contribuirà nella rete comprendo circa il 50% dei costi totali, diventandone – sotto un profilo economico – l’azionista di maggioranza. Abbiamo scelto di credere in questo progetto perché è un proseguo delle decisioni prese in passato per sostenere le fragilità. Penso al progetto con le società sportive, finanziato dal Lascito Bui, per la prevenzione del disagio giovanile, o alla scelta fatta con il Piano per il Diritto allo Studio del 2014 di aumentare in modo importante (circa il 40%) i fondi destinati allo sportello CRIAF di sostegno psicologico presente nelle nostre scuole.

    Anzi, credo che dopo la partenza di questa rete gli sportelli CRIAF saranno uno strumento fondamentale per monitorare la situazione e poter intervenire tempestivamente a tutela di situazioni potenzialmente pericolose.

     

    Il nostro obiettivo è quello di costruire (e quindi essere, in prima persona) una Comunità Educante.

     

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