• Pasqua, la nostra Pasqua

    In occasione della Pasqua è tradizione che il papa si rivolga al mondo. Ed oggi papa Francesco nella benedizione Urbi ed Orbi ha dato un messaggio molto attuale, visti gli sviluppi di questi giorni

     

    “Nelle complesse e talvolta drammatiche vicende dei popoli, il Signore Risorto guidi i passi di chi cerca la giustizia e la pace; e doni ai responsabili delle Nazioni il coraggio di evitare il dilagare dei conflitti e di fermare il traffico delle armi”

     

    Queste parole mi hanno colpito perché per me è una Pasqua diversa. Pesa più degli scorsi anni l’impressione che all’ orizzonte si stiano alzando i venti della guerra.

    La mia generazione è nata dopo il crollo del Muro di Berlino ed è troppo giovane per ricordare la quello che è successo nei Balcani o l’invasione dell’Iraq. È tanto lontana dalla crudeltà della guerra e fatica a trovare un significato alla Festa della Liberazione.
    Noi ventenni abbiamo ingenuamente creduto che tutto il mondo fosse in pace perchè noi eravamo in pace. Non ci siamo accorti delle tante guerre che si stanno combattendo sulla Terra. (QUI trovi un sito che tiene giornalmente il conto delle guerre che cominciano o finiscono. Ora, mentre scrivo, stanno combattendo 29 stati e 226 milizie o gruppi).
    Abbiamo dato per scontata la pace. E’  il più grande dono che l’Unione Europea ha fatto ad un continente per millenni è stato insanguinato da lotte fratricide.


    Oggi questa nostra convinzione si sta dimostrando debole. Si sgretola come la roccia friabile sotto il peso delle immagini che arrivano dalla Siria, la minaccia di un nuovo conflitto in Corea o l’arrivo fastidioso – perché è innegabile e non può essere nascosto – di tante persone alla ricerca non tanto di una vita migliore, quanto di una vita e basta.

    Questa per noi giovani può essere una Pasqua della consapevolezza. Per chi è credente rimane intatto il significato della celebrazione cristiana. E’ il ricordo di Gesù che vince la morte e stringe una nuova alleanza tra Dio e gli uomini. L’inizio di una storia di Fede che è giunta dopo duemila anni a noi.

    Per chi non è credente è l’occasione di diventare coscienti che nulla è scontato.
    Che la pace non basta augurarsela ma va realizzata.
    Che per conservarla non servono gesti di eroismo ma scelte consapevoli. Le nostre decisioni sulla banca in cui mettere i nostri soldi o sui prodotti che vogliamo comprare pesano anche più del nostro voto.
    Che serve costruirla giorno dopo giorno, nelle nostre piccole azioni, nelle nostre relazioni, nella scelta di non fingere che quello che succede fuori dall’ Italia non esista perché non ci riguarda direttamente.
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    Il mio augurio è che questa Pasqua diventi la nostra Pasqua.

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