• referendum, 17 aprile, trivellazioni

    Pensiero serale prima del dato definitivo

    Ora che ci si avvia verso la chiusura di questa domenica credo che sia il caso di aprire una riflessione sull’infimo livello che sta toccando il dibattito politico in Italia.

     

    Da un lato abbiamo chi ha cercato di trasformare il referendum sulle trivellazioni in una elezione di medio termine per colpire Renzi. Lo dimostra l’invicibile armada che – partendo da casapound, forza nuova e lega fino ad arrivare al movimento 5 stelle e la minoranza pd – ha cercato di convincere le persone che la vittoria del Sì avrebbe rimandato a casa Renzi.
    Peraltro senza prendersi la responsabilità corrispondente, quella per cui nel caso in cui tu trasformi una votazione in un plebiscito per o contro qualcuno se perdi te ne torni a casa.

    Dall’altro lato abbiamo chi ha cercato di convincere a votare no (peraltro in linea con quel che penso io) ma lo ha fatto raccontando bugie, provando a screditare gli avversari e usando argomenti assolutamente pretestuosi (penso all’Unità, che ultimamente sembra tornata ai tempi in cui elogiava Stalin).

     

    Poi abbiamo i pallonari, come Carlo Sibilia, che hanno cercato di convincere le persone a votare sì paventando cose che non stanno né in cielo né in terra (ad esempio facendo credere che se vince il no o non si raggiunge il quorum luoghi meravigliosi saranno deturpati da nuovi impianti).

     

    Chi ha votato sì, chi ha scelto il no e che si è astenuto meritano rispetto se hanno deciso con consapevolezza, dopo essersi informati e ragionando sulla questione di merito, non per mandare a casa Renzi o sostenere acriticamente la linea del Governo.

     

    Credo serva a tutti, PD in primis, darsi una calmata e provare a riportare la discussione su un livello diverso.

    Emiliano dovrebbe riconoscere la sconfitta, ma ripiega sulla categoria bersaniana della “non vittoria”. Considera tutti i voti infilati nell’urna voti sul merito del provvedimento. Probabilmente dimentica quanti hanno usato questo referendum per indebolire il governo e non per reale convinzione sulla questione sollevata dalle regioni.

     

    La maggioranza PD non deve fare la stupidaggine di capitalizzare la cosa al contrario, provando a sostenere che più del 50% dei cittadini (se come sembra il quorum non dovesse essere raggiunto) è con il Governo e sostiene la linea tenuta sulle concessioni già esistenti entro le 12 miglia.

     

    La minoranza PD, a sua volta, deve darsi una calmata e smetterla di partire all’attacco prima ancora che Renzi – non nego il suo impegno a cercarsele – abbia aperto bocca. Altrimenti il rischio è che uno sospetti siano più interessati a consolidarsi come minoranza per accedere alle quote riservate di incarichi e candidature anziché lavorare per il bene della comunità democratica.

    tra due ore sapremo come è andata. Dormiamoci su e magari domattina  proviamo ad alzare la qualità del confronto abbassando i toni.

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