• Perché parlare di Bambole?

    Domenica scorsa è stata inaugurata la mostra sulle bambole. È una iniziativa che si colloca nel solco tracciato dalla mostra dello scorso autunno, dedicata al Giocattolo Antico.

     

    Il colpo d’occhio è abbastanza impressionante: non posto la foto perché credo sia un’esperienza da vivere, per chi ha modo, e la aggiungerò soltanto ad esposizione conclusa. Lungo il tavolo a ferro di cavallo e su quello centrale sono esposte decine e decine di bambole, di ogni foggia, colore o materiale. Sono una parte della più ampia collezione di Irene Iampieri, che ha fatto di questi prodotti la passione di una vita. Gira mercatini, cantine e negozi per recuperarle, in quasi ogni condizione. Poi le pulisce, aggiusta i meccanismi, cerca di ripristinarne le funzioni e dona loro una nuova vita.

    Ma perché dedicare una mostra alle bambole? Cosa c’è di così interessante in un oggetto che è familiare a chiunque? Un oggetto, anzi, che forse ha addirittura stancato qualche genitore che non vede l’ora che i figli crescano per liberarsi di quei giocattoli che rendono la casa sempre disordinata?

     

    Io credo che i giocattoli siano strumenti importantissimi. Non solo fanno divertire i bambini, li aiutano a crescere, sviluppano capacità e sono un pretesto per socializzare. Attraverso di loro una società si racconta, si rappresenta e prova a preparare i “piccoli” al loro ingresso nella vita adulta.

    Le bambole lo fanno, forse, più di ogni altro oggetto. Lo fanno perché sono rappresentazioni di noi. Lo sono sempre nell’estetica e sempre più anche nelle funzioni. Passeggiando tra le tante bambole, prodotte tra gli anni ’30 e ’80 del secolo scorso, questa cosa emerge con grande forza. Si può vedere con i propri occhi come la considerazione della società, della donna e del suo ruolo sono cambiate e si sono evolute, anno dopo anno.

     

    Queste bambole, figlie dell’industria creativa italiana e capaci di mantenere direttamente e con l’indotto migliaia di famiglie, ci raccontano chi siamo stati, chi siamo oggi e – nelle loro discendenti moderne – chi vorremmo possano diventare i nostri figli.

     

    Su questo filone di riflessione proseguiremo anche il prossimo anno, continuando a ragionare – insieme – sul ruolo dei giocattoli.