• tigli tagliati manerbio

    Perché tagliamo i tigli?

    Sul tema di questo post, cioè l’abbattimento di alcuni tigli, ne avevo già parlato. Sono costretto a tornare sulla questione dopo la pubblicazione di un post surreale. Un comitato di cittadini esprime perplessità sul loro taglio. E se loro della mia “faciloneria” non sanno che farmene, io penso lo stesso del loro bisogno di far polemica sempre e comunque. Questo è il post pubblicato.

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    La domanda nel cittadino semplice può sorgere spontanea. Perché il comune tagli alberi tanto storici? La risposta secca, se non hai tempo o voglia di leggere tutto, è una: sono piante malate.

     

    Spiegata bene la situazione è in questi termini: il Comune ha voluto fare uno studio sulle alberature di Manerbio. Lo ha fatto cogliendo la palla al balzo, dopo le tante lamentele dei cittadini sui danni provocati dai pioppi cipressini del CIS3, affidato con determina 506/2016 l’incarico ad un professionista.

    si tratta di un agronomo, cioè una persona che per lavoro si occupa di “guidare” le scelte in campo ambientale. In alcuni mesi di lavoro sono state esaminate tutte le piante di Manerbio, con esiti che sono stato condensati in una relazione conclusiva. Da questo studio è emerso che una trentina di tigli sono purtroppo gravemente malati. Di fronte a questa situazione non ci sono scelte “politiche”. C’è una soluzione sola per evitare che possano trasformarsi in un pericolo o diventare focolai di malattie per le altre piante sane: tagliarli.

     

    Il Comitato, che raccoglie diversi cittadini che hanno fatto parte di Amministrazioni Comunali e quindi sanno come le cose funzionano, è insorto. La strumentalizzazione, in questi casi, è ancora più spudorata. Gli attivisti lamentano che ci sia stato un “unico agronomo”, che non ci sia stato un confronto democratico sulla sorte di questi alberi. Come se la loro condizione di malattia non sia frutto di una valutazione scientifica ma di un voto. Purtroppo però la Botanica è una scienza, e la scienza non è per definizione democratica. Anzi, quando la politica cerca di sostituirsi ad essa non si arriva mai a grandi risultati. Basta vedere la xylella in Puglia o il caso Stamina. Un politico serio non rinuncia al proprio ruolo di decisore, ma sa riconoscere quando una questione è tecnica e non politica e deve affidarsi a chi ne sa di più.

     

    Per la cronaca, nonostante questo studio sia stato pubblicato sull’albo pretorio da oltre un anno e la notizia del taglio sia comparsa nelle scorse settimane sui giornali, non mi risulta che il Comitato abbia mai chiesto un incontro all’Amministrazione sulla vicenda dei tigli.

     

    Non credo serva andare oltre. Qui sotto alcune foto dei tigli tagliati senza confronto democratico, per dar senso delle condizioni in cui versavano.

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