• Crocetta, Fabrizio Bosio, Borsellino, Scilla e Cariddi

    Politica e Giornalismo come Scilla e Cariddi

    Salto il riassunto delle precedenti puntate: anche i sassi hanno letto delle (ormai presunte) intercettazioni pubblicate da l’Espresso, delle reazioni di Crocetta e del panorama politico italiano. L’unica costante il M5S che ha trovato un nuovo pretesto per chiedere le dimissioni di qualcuno: stesso contenitore, nuovo contenuto.

    I protagonisti di questo racconto pirandelliano credo siano 3 + 1 comparsa: la Classe Politica (maggioranza & opposizione), il presidente Crocetta, l’Espresso (incarnazione momentanea del giornalismo italiano) e la famiglia Borsellino. 3 su 4 accomunati da una cosa: l’irresponsabilità.

    Ma vado con ordine:

    La Classe politica.

    Erano praticamente tutti pronti, sulla linea di partenza. Aspettavano solo il fatidico colpo di pistola per correre ad aggredire un capro espiatorio. Una volta esistevano i governi balneari, oggi invece anche l’estate è torrida e non solo per le temperature terribili che bruciano lo stivale. Dalle massime cariche dello stato all’ultimo degli arrivati su Facebook si è partiti in massa a condannare Crocetta senza dare il beneficio del dubbio: la costituzione è sempre la più bella del mondo, fino a che non si tratta di dover rispettare il principio di innocenza.

    Nemmeno le più alte cariche della Repubblica hanno approfondito la cosa, informandosi presso la Procura o il diretto interessato. Hanno subodorato spazi di visibilità o – al contrario – l’ennesima rogna da affrontare e sono corse a sfamare la pancia della piazza, mettendo sulle spalle di Crocetta un bersaglio. Un’ottima occasione per dare il colpo di grazie al Governatore e tentare di arrivare ad elezione anticipate con il centrodestra ancora in fase di assestamento e la possibilità di avere una maggioranza più “sicura” a Palermo.

    È irresponsabile buttare benzina sul fuoco, specialmente se ci si occupa di Politica. Significa fomentare le emozioni della piazza usando notizie che probabilmente sono addirittura infondate. Permette di raccogliere qualche voto? Sicuramente. Il problema è che poi queste cose vengono covate e montano come il lievito, finendo per esplodere in tensioni di cui si perde il controllo.

     

    Rosario Crocetta

    Il governo siculo naviga in acque turbolente, sballottato tra Scilla e Cariddi. Rosario Crocetta oscilla tra momenti da primadonna e picchi di vittimismo. La sua performance, anche stavolta, non poteva deludere. Prima si è autosospeso – dando un buon pretesto per continuare l’attacco e quasi riconoscendo delle proprie colpe – poi appena la Procura ha smentito è tornato in posizione. È stato un balletto irresponsabile: chi ha la responsabilità di governo non può lasciare il timone appena le cose si complicano o appena si diffonde una notizia infondata.

    Il peggio è venuto poi, quando anziché provare a riportare la calma e chiarirsi con la famiglia Borsellino ha cominciato uno dei momenti di vittimismo, accusando mafia, poteri forti e chi più ne ha più ne metta di volerlo spodestare dallo scranno. Per governare la Sicilia serve determinazione, mantenendo ben salda la guida della regione, lavorando con coerenza e trasparenza. Non ciò che trasmette Rosario Crocetta in questi giorni.

     

    L’Espresso (e il giornalismo italiano)

    Che il giornalismo italiano sia abbastanza superficiale lo sappiamo. Basta ricorda quando La Repubblica ha preso per buona una notizia di Lercio o come la stampa abbia  trasformato in più di un’occasione una notizia di poco conto in qualcosa di sensazionale per aumentare le propria tiratura.

    L’irresponsabilità, da parte loro, è di pubblicare più per vendere che per informare. So che vendere è il requisito di base per poter mantenere un’attività (e i relativi posti di lavoro) ma i sensazionalismi spesso si dimostrano inconsistenti: minano la credibilità di un giornale, rovinano la vita delle persone-bersaglio e alimentato le pulsioni della piazza, generando tensioni.

    L’Espresso sembrerebbe non essere sfuggito a questa logica: è difficile continuare a difendere la bontà della proprie fonti quando la Procura della Repubblica smentisce l’intercettazione che è stata pubblicata in esclusiva. Ed i sospetti aumentano visto il tempismo perfetto con l’anniversario della morte di Borsellino. Crocetta ha tirato la palla nella metà campo deò settimanale: dimostri la fondatezza di quello che ha detto consegnando il materiale alla magistratura perché venga fatta luce e si trovino le responsabilità, siano del governatore  piuttosto che del giornale.

     

    E la famiglia Borsellino?

    Rimane quasi sullo sfondo. In una situazione come questa, dove vista anche la vicinanza temporale all’anniversario della Strage di via d’Amelio, io avrei scelto il silenzio lasciando che la bagarre rimanesse confinata alla schermaglia della politica e del dubbio giornalismo. Ma questa questione oltre che pubblica ha risvolti doppiamente personali, per i Borsellino. E quindi non mi sento di criticare lo sfogo del figlio Manfredi alle commemorazioni ufficiali. E se quanto detto sul difficile clima che ha respirato la sorella ai vertici della Sicilia fosse vera allora sarebbe il caso che Crocetta si calmasse, che il PD smettesse di agire di pancia e che si aprisse una riflessione seria su come vanno le cose e come invece dovrebbero andare.

     

     

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