• Il Presidente e la matematica

    In tanti tra i sostenitori del No presentano come valido motivo per contrastare la riforma la possibilità per chi vinca le elezioni di imporre il Presidente della Repubblica. Ma è vero?

     

    Do subito la risposta: No, non è vero. E ve lo dimostrerò con i numeri.

    Intanto però una doverosa premessa: chi oggi si scandalizza di questa possibilità è chi nella realtà dei fatti già lo ha fatto. Basta ricordare quando nel 2006 la sola maggioranza di centrosinistra elesse Presidente Giorgio Napoletano. Per me un grande Presidente, ma eletto solo dalla maggioranza. Eppure questo non indignò D’Alema e Bersani che oggi invece sostengono – anche per questo motivo – la posizione del No.

     

    Cosa succederà alla prossima elezione del Presidente della Repubblica se vince il Sì e se c’è l’Italicum?

    Se si realizzerà il quadro proposto dal Sì il collegio elettorale per l’elezione del Presidente non sarà più composto da 1009 persone come nel 2014  ma da 730 deputati più gli ex Presidenti della Repubblica (1 in vita attualmente, Giorgio Napoletano) e  i Senatori a Vita (4, che non saranno sostituiti alla cessazione dalla loro carica).

     

    La maggioranza sarebbe quindi nei primi scrutini di 490 voti. A partire dal 4° voto e fino al 7° sarebbe di 441 voti e successivamente dei 2/3 dei votanti. Considerato mediamente votano all’elezione del Presidente della Repubblica il 98% degli aventi diritto la maggioranza sarebbe di 432 voti.

     

    Il Partito che vince le elezioni con l’Italicum ottiene 340 seggi. Mancano 92 voti per riuscire a raggiungere la maggioranza necessaria ad eleggere il Presidente.

     

    Quale partito, considerato che l’elezione dei senatori sarà con sistema proporzionale su base regionale, ha la possibilità di avere in Senato 92 senatori su 100?

     

    Nessuno. Sarà necessario trovare un accordo tra le forze politiche per trovare una figura condivisa. 

    La matematica non è un’opinone

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