• il primato della politica

    Il primato della Politica

    La notizia della scelta di Laura Boldrini di militare nelle liste di Liberi e Eguali alle prossime politiche, non mi ha stupido molto. Parto dicendo una cosa non  scontata: per quanto non condivida sua scelta la rispetto. Anzi, come avevo gia detto QUI per la vicenda di Pietro Grasso, esprimo ai due la massima solidarietà per gli insulti che gli sono stati rivolti, specialmente dai miei compagni di partito. Ultimamente sembra stia diventando una prassi attaccare in modo pesante le stesse persone che fino al giorno prima di elogiava, mettendole su un piedistallo. È squallido e dimostra davvero la pochezza umana di tante persone che hanno anche  ruoli di rilievo nelle istituzioni.

    Fatta questa premessa, credo che quanto successo non fosse imprevedibile. Abbiamo deciso di eleggere ai vertici della Repubblica due persone  provenienti dalla società civile. Un uomo ed una donna degnissimi, che hanno fatto molto bene nel loro campo professionale. Un uomo ed una donna, però, che non avevano mai seduto in un’assemblea rappresentativa  nè fatto politica attiva. Non dico in  una delle due camere, ma nemmeno in un Consiglio Comunale.

    Sono persone acerbe della politica, che non conoscono i linguaggi, i riti ed i tempi di un mondo “a parte”. E credo che questo valga davvero per tutti: catapultare al vertice di un corpo politico chi politico non è non produce di solito grandi risultati.

    Lo Stato non è un’organizzazione non governativa, non è una magistratura, non è nemmeno una libera professione o un’azienda. Questo non significa che si debba vivere per un’esistenza intera di Politica, ma che lo stare dentro le istituzioni è qualcosa di lungo e di progressivo, qualcosa che obbliga ad adattarsi a tempi e modalità di lavoro che fuori da esse non esistono. E sono diversità a volte immotivate, figli di retaggi storici che possono essere ridotte a tradizione, in altri casi invece consapevoli. Sono meccanismi di un sistema che sa di essere fondamentale nella vita delle persone e che per questo si da regole diverse dal resto dei pezzi che compongono la società.

     

    In questi anni – dal 1994 in genere e dal 2013 in particolare – ci siamo lasciati sedurre dal fascino della società civile. Dall’idea che la classe politica fosse per definizione qualcosa di sporco e corrotto. E la cura, per questo marciume, poteva essere solo quella di catapultare uomini e donne da “fuori”. Uomini e donne che fino a quel momento non avevano mai avuto una tessera di partito, trasformandoli al contrario in foglie di fico. In coperture per leader vecchi, che erano sopravvissuti alla fine della prima  e della seconda repubblica e cercavano un cavallo di troia per presentarsi come nuovi agli elettori. Pietro Grasso lo è stato per Bersani, Laura Boldrini per Vendola.

     

    Non mi sorprende che oggi entrambi i presidenti delle Camere scelgano il contenitore delle vecchie glorie. Da un lato perché è grazie a loro che sono arrivati al vertice della Repubblica, dall’altro perché non hanno fisiologicamente senso di appartenenza. Chi non ha una lunga militanza non si sente legato. Non si sente parte di una comunità che a volte fa qualcosa che non lo convince, ma che rimane la sua comunità. Ed in una fase come questa, in cui il PD vive grandi difficoltà.  Chi non gli vuol bene tanto da sopportare e continuare a starci dentro se ne esce e cerca il collegio più sicuro.

    Non critico chi non si riconosce in questo partito, critico più chi prende la porta e se ne va senza lottare per provare a cambiare le cose. Come può farlo chi non ha mai dato un volantino in un mercato a febbraio, mentre gelano le dita? Come può farlo chi non ha mai fatto un porta a porta per diffondere le proprie idee? Chi può pensare di rimanere, se non ha mai preso pesci in faccia per aver detto quello che pensa, adattandosi poi alla linea del gruppo dopo aver perso il confronto interno? Non ce lo si può aspettare da quanti in questo partito di fatto non ci sono mai stati, se non da quando siedono in Parlamento.  e sicuramente non lo può fare chi ha trovato il posto sicuro, perché per un posto altrettanto sicuro – comprensibilmente – è disposto ad andarsene.

    La Politica è qualcosa di complicato e potrà essere guarita solo da una categoria di persone: i politici.

     

    La cura di questo sistema non è la società civile, ma il Primato della Politica.

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