• Si deve chiamare Piazza Falcone

    In questi giorni ha tenuto banco un confronto ufficioso tra i cittadini su Piazza Falcone. Dopo anni e anni in cui i sampietrini avevano cominciato a cedere, finalmente si è intervenuto. La piazza era una grande groviera. Punti integri, punti sfondati dal peso dei mezzi pesanti che la usano quotidianamente, punti in cui si era cercato di mettere una pezza con una colata di catrame e altri ancora in cui era semplicemente stato lasciato un cratere.

    Si è voluto intervenire per riparare l’ennesimo angolo di Manerbio progettato male o abbandonato. Dopo il Piazzolo è stata la volta di Piazza Falcone in cui, semplicemente, si è fatto una scelta amministrativa. E le scelte amministrative sono buone non sempre e solo quando fanno quello che vogliamo, ma quando ci portano a fare quello che possiamo. È qui la chiave della pesante situazione di Manerbio: scelte che si volevano ma non potevano fare che si sono trasformate in ipoteche sul futuro della città.

    Per questo motivo su Piazza Falcone non è stato realizzato il migliore dei progetti possibili, ma quello più adatto. Quello in cui con i soldi che erano in cassa e senza fare altri debiti si è ripensata la pavimentazione della piazza per resistere.

     

    Possiamo raccontarcela fino a che vogliamo ma quell’enorme spazio di 5500 metri quadrati non è mai stato una piazza. È diventato il parcheggio del centro, la collocazione delle giostre nelle fiere di Pasqua e della Seconda, il “posto del mercato”. Insistere con i sampietrini avrebbe voluto dire dover sostenere costi di manutenzione che in futuro forse Manerbio non avrebbe potuto permettersi e fare qualcosa che non rispondeva alla vocazione di quello spazio.

    Con i soldi a disposizione e la consapevolezza di come quello spazio viene usato da decenni (e non da ieri, per nostra volontà), si è deciso di rifare la Piazza con una pavimentazione in calcestruzzo drenante, perché i costi di manutenzione si riducessero e il fondo potesse resistere al traffico delle auto e dei pullman che vi passano sopra, al peso delle giostre e alla presenza settimanale del mercato del mercoledì.

     

    Non è obbligatorio essere sempre tutti d’accordo. Questa la posizione mia e di chi quell’intervento l’ha pensato, l’ha deciso e ci ha lavorato per quasi un anno. Tra i diversi (e legittimi) punti di vista una considerazione mi ha colpito: quella secondo cui sarebbe stato meglio cambiare l’intitolazione di quello spazio a questo punto, non più degno di portare il nome di Giovanni Falcone.

     

    Credo che questa provocazione sia sterile e basta. E lo è per due motivi.

     

    Il primo è che credo sia bellissimo che un posto così frequentato, dove si incontrano tante vite e tante strade, sia intitolato a Giovanni Falcone. Da lì partono per le gite i nostri studenti. In quella piazza ci si trova per lasciar giù l’auto e fare il viaggio assieme, in quel posto ci si ritrova tutti i mercoledì per fare la spesa – continuando la tradizione secolare del mercato – e lì si parcheggia per andare in centro o per portare i propri figli a scuola. Che il più grande spiazzo di Manerbio sia dedicato ad un grande uomo, e sia il crocevia (di cui non capiamo l’importanza perché diamo per scontato) di tante storie e di tanti momenti della nostra vita credo sia importante.

     

    La seconda ragione per cui mi sembra una polemica inutile è che della legalità e dei campioni della legalità non serve riempirsi la bocca. Serve invece seguirne l’esempio e provare ad imparare dalla loro testimonianza di vita. E in questo senso che il rifacimento della piazza sia frutto di un appalto trasparente e regolare è un dovere amministrativo – sì – ma è anche il miglior monumento che si può fare alla memoria di un magistrato ucciso dalla mafia.

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