• Nicola Bricchi, Marco Benedetti, Miriam Provaglio, Rocco Resta, Federico Tura, IIS Pascal, Liceo Pascal, Manerbio, IC Manerbio, Zammarchi, Fabrizio Bosio, Giornata della Memoria, 2015

    Studenti in cattedra per spiegare la Shoah: un ponte tra il Pascal e la Zammarchi

    Stamattina alla Scuola “A. Zammarchi” di Manerbio alcuni studenti dell’Liceo Scientifico “B. Pascal” hanno incontrato i ragazzi delle classi seconde. È stata la degna conclusione delle iniziative che a Manerbio si sono tenute per la Giornata della Memoria: il Concerto dedicato ai Giusti tra le Nazioni, l’installazione artistica che per una settimana è stata ospitata presso la Sala Mostre di Palazzo Luzzago, lo spettacolo teatrale al Politeama, l’incontro e la proiezione di un film commentato al Piccolo Teatro ed oggi l’incontro tra Federico, Marco, Miriam e Nicola  – accompagnati dal prof. Resta – con gli studenti delle medie per parlare della Shoah. Tante iniziative che hanno visto avvicendarsi vari attori: l’Assessorato alla Cultura, l’ANPI, la XIX Stagione Teatrale del Politeama e gli istituti scolastici.

    I quattro ragazzi hanno illustrato una presentazione breve ma efficace. Sono partiti dalla contestualizzazione della vicenda, ripercorrendo il rapporto tra gli ebrei e la società occidentale dal medioevo ai primi del ‘900. Dopo aver raccontato i presupposti culturali, politici ed istituzionali (in particolare la legge dei pieni poteri del 24 Marzo 1933) dell’ascesa di Adolf Hitler in Germania, hanno ripercorso le tappe delle politiche di contenimento prima e dell’eliminazione poi delle minoranze e dei dissidenti. Hanno concluso il loro intervento  con il tema che più frequentemente viene dimenticato in questo tipo di iniziative: l’attualizzazione. Senza il tentativo di riflettere sull’attualità gli insegnamenti che la Storia ci ha dato al costo di milioni di vite rimangono confinati agli anni ’40 del secolo scorso.

    In queste occasioni si rischia di limitarsi alla memoria di ciò che è stato, dimenticando che spesso eventi, situazioni ed idee tornano a galla e si ripetono seppur interpretati da uomini diversi. In maniera più sottile ogni giorno discriminiamo le persone diversamente abili mantenendo barriere tanto fisiche quanto psicologiche. Non si può poi non pensare a chi oggi considera responsabili tutti i mussulmani di quanto compiuto da frange estremiste, come se le responsabilità dei singoli e delle organizzazioni terroristiche si esaurissero nel comune orizzonte di una fede. Se dovessimo richiamarci a questo ragionamento tutti i cristiani dovrebbero essere considerati responsabili della strage di Utøya o delle malefatte del regime dittatoriale nel Vietnam del Sud del cattolico Ngo Dinh Diem. È una posizione buona a raccogliere voti, che parla alla pancia ed alle paure dei cittadini ma non fa che innalzare la tensione sociale.

    La cosa più bella di questa mattinata però non è stato il lavoro fatto dagli studenti sui contenuti, ma il metodo: l’idea che ragazzi poco più grandi degli studenti della “A. Zammarchi” si mettano a disposizione per incontrare i colleghi e confrontarsi con loro in modo più diretto ed efficace di quanto potrebbe fare un cultore della materia. Sicuramente non mancano persone più preparate dei quattro liceali sulle argomentazioni storiche ed etiche del pantano nazifascista in cui l’Europa ha annaspato per anni, ma sarebbe stato più difficile raggiungere in modo chiaro, diretto e comprensibile ragazzini di dodici anni.

    È un percorso che aiuta un istituto superiore a radicarsi nel proprio territorio, stringendo rapporti con le scuole medie e facilità la trasmissione di conoscenze. Da un lato i ragazzi di terza e quarta sono responsabilizzati e provano – per una volta – a trovarsi dall’altra parte della cattedra. Dall’altro gli studenti della “A. Zammarchi” possono porsi in una relazione “più paritaria” di quella che intercorre tra docente e discente. La speranza è che questo metodo possa diffondersi anche su altre tematiche cooperando dove e quando possibile con l’Assessorato alla Cultura ed alla Pubblica Istruzione. Ancora una volta Manerbio sperimenta e prova a costruire qualcosa di nuovo.