• In nome del Figlio

    In memoria di Saveria Antiochia, madre di Roberto e presidente onoraria di Libera, l’Associazione DonneOltre propone una serata, con la presentazione del libro “In Nome del Figlio”.

    QUI la scheda del libro.

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  • Hungry Hearts

    CINEFORUM DONNE OLTRE

    HUNGRY HEARTS

    Durata: 109 minuti

    Anno di uscita: 2014

    Ingresso a Offerta libera

     

    Trama:
    Mina e Jude si incontrano per la prima volta in un’angusta toilette di un ristorante cinese. Da lì nasce una relazione che darà alla luce un bambino e li porterà al matrimonio. Dal colloquio con una veggente a pagamento Mina si convince che il suo sarà un figlio speciale che andrà protetto da ogni impurità. Inizia a coltivare ortaggi sul terrazzo di casa e per mesi non lo fa uscire imponendo regole alimentari che ne impediscono la regolare crescita. Jude decide di opporsi a queste scelte portando di nascosto il figlio da un medico che mette in evidenza la gravità della situazione. Mina però cede solo apparentemente alle richieste del coniuge e il conflitto si fa più acuto.
    Il disagio, il malessere esistenziale sono da sempre al centro del cinema di Saverio Costanzo. Che si tratti dei palestinesi di Private, dei seminaristi di In memoria di me o dei giovani de La solitudine dei numeri primi la sua macchina da presa inquadra situazioni che sono al contempo estreme e quotidiane. È quanto accade anche in questo film che trae ispirazione dal romanzo “Il bambino indaco” di Marco Franzoso in cui Costanzo mette a frutto la propria profonda conoscenza delle dinamiche del thriller per porla al servizio di una riflessione profonda sulla genitorialità al tempo degli OGM ma non solo.
    Il filosofo e sociologo Zygmund Bauman ci ricorda che: “La nostra è un’epoca nella quale i figli sono, prima di ogni altra cosa e più di ogni altra cosa, oggetti di consumo emotivo. Gli oggetti di consumo soddisfano i bisogni, desideri o capricci del consumatore e altrettanto fanno i figli. I figli sono desiderati per la gioia dei piaceri genitoriali che si spera arrecheranno il tipo di gioie che nessun altro oggetto di consumo, per quanto ingegnoso e sofisticato, può offrire”. È questo tipo di consumo che Mina (precocissima orfana di madre e con un padre con cui non ha più contatti) sta cercando, anche se vorrebbe evitarne inizialmente, l’avveramento. Costanzo non vuole fare il fustigatore di teorie e/o credenze più o meno diffuse (osservanza vegana compresa) perché di fatto spinge il suo sguardo decisamente molto più in là.
    Mina non è una Rosemary polanskiana più o meno consapevolmente gravida di demoni interiori. È una donna che dimentica di essere tale (quindi annullando anche la propria sessualità che era in precedenza vitale e solare) in funzione di una ‘proprietà’, quella del figlio, che diviene totalizzante. Il punto di non ritorno è quando utilizza l’aggettivo possessivo più improprio (“mio”) nei confronti del neonato. Da quel momento Jude viene estromesso (con sentenza passata in giudicato nella mente della compagna) dalla condivisione che è propria dell’essere genitori. Per far ciò non è necessario essere vittime di ossessioni nutrizionistiche. È sufficiente ritenere di essere gli unici depositari del sapere ‘cosa è bene’ per l’essere umano in formazione rifiutando qualsiasi confronto. Il cordone ombelicale non è solo un elemento fisiologico. È fatto di sensibilità, di cultura, di influssi sociali tra i quali è sempre più difficile discernere. I cuori affamati del titolo sempre più spesso rischiano di divorare, con la pretesa dell’amore, ciò che dovrebbe costituire il senso del loro stesso pulsare. Costanzo sa come descrivere questo processo

  • La nostra vita

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    LA NOSTRA VITA

    Durata: 95 minuti

    Anno di uscita: 2010

    Ingresso a Offerta libera

     

    Trama:

    lCaudio è un operaio edile trentenne che lavora nei cantieri della periferia romana e vive con la moglie Elena e i due figli, in attesa del terzo. Gran lavoratore e marito devoto e innamorato, rimane sconvolto e impreparato dalla morte che raggiunge la donna, proprio mentre sta dando la vita al piccolo Vasco. Incapace di fronteggiare il dolore, si mette in testa di dover risarcire i figli, dandogli tutte quelle cose che, se non altro, si possono comperare. Si infila così in un affare più grosso di lui, dalle ripercussioni economiche e morali.
    Daniele Luchetti non è tra i registi più prolifici del nostro panorama, ma quando parla lo fa con qualcosa da dire, con una formula di regia da sperimentare, con una curiosità sincera da soddisfare prima ancora per se stesso che per il pubblico.
    Con La nostra vita, titolo troppo grande o troppo piccolo, a seconda della prospettiva, va a guardare il mondo delle nuove borgate romane (ma non solo): quei conglomerati di recente costruzione, esclusi dai servizi culturali della città ma abitati dalle giovani famiglie, dai bambini, luoghi tutt’altro che tristi o ignoranti. Sugli abitanti di questo mondo, molto più “persone” che “personaggi”, e sugli immigrati con cui dividono l’ambiente di vita e di lavoro, lo sguardo di Luchetti è fermo, non solo apregiudiziale ma empatico, onesto, forse ottimista. Nulla, dei macrodifetti del cinema italiano borghese, pare riguardarlo. Eppure la squadra al lavoro è quello, alla sceneggiatura ci sono sempre Rulli e Petraglia (sempre bravi, certo, ma sempre loro), alle musiche Piersanti, alle scenografie Basili. Professionisti evidentemente in grado di lavorare vario e meglio, se messi nelle condizioni.
    Il film di Luchetti può conquistare o meno, per esempio la performance di Elio Germano, così improntata al massimo del realismo psicologico, è sempre ad un passo dal finire sopra le righe e dal rivelare la recitazione anziché cancellarla, e il film soffre un poco del fatto di essere un film su un personaggio (in continuità ideale con quello di Mio fratello è figlio unico) più che su una storia, ma non c’è dubbio che segni un punto e a capo. Forse non è ancora un nuovo inizio, ma è certamente un film di transizione, che di una nuova modalità mette le basi e rispetto al quale non sarà più facile fare come se niente fosse i film di prima.

  • Il papà di giovanna

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    IL PAPA’ DI GIOVANNA

    Durata:  104 minuti

    Anno di uscita: 2008

    Ingresso a Offerta libera

     

    Trama:

    Bologna, 1938. Michele Casali è un professore di disegno e ha una figlia diciassettenne, Giovanna, che frequenta lo stesso istituto. La ragazza è oggettivamente bruttina e il padre fa di tutto per convincerla del contrario. Giunge fino a favorire la situazione scolastica di uno studente perché in qualche modo la corteggi. Sarà proprio in seguito alle aspettative eccessive che la ragazza si fa che scoppierà una tragedia. Scoperto che la sua migliore amica ha dei rapporti sessuali con il ragazzo nella palestra della scuola, Giovanna la ucciderà venendo poi condannata al ricovero in clinica psichiatrica.
    Pupi Avati torna a guardare al passato e alla Bologna che tanto ama raccontare perché luogo della sua gioventù. Questa volta lo sguardo è puntato su una situazione di infelicità che, in qualche misura, oggi è ancor più devastante. Il sentirsi non adeguate fisicamente ai modelli imperanti da parte di adolescenti in formazione. Giovanna soffre di qualche scompenso psichico ma suo padre ha speso tutta la sua vita nell’operazione che la bella (e invidiata) madre bolla come illusoria.
    Avati è come sempre abile nel ricostruire atmosfere d’epoca e ad offrire ritratti psicologici di perdenti o, comunque, di ‘umili’ nel senso più profondo e umano del termine. Questa volta però perde a un certo punto di vista il nucleo centrale del rapporto padre-figlia per offrirci una sorta di ‘Bignami’ della storia d’Italia con tanto di entrata in guerra, repubblica di Salò, liberazione ecc. In questo modo il film finisce con il perdere di vista il proprio nucleo centrale cedendo alla tentazione di voler spiegare tutto contestualizzando storicamente le vicende di un piccolo uomo che rinuncia a vivere la propria vita per dedicarsi, amorevolmente ad un’unica persona soffocandone la crescita. Notazione a margine: dando per scontate le prestazioni di Orlando, Neri e Rohrwacher va segnalata la ben calibrata prestazione di Ezio Greggio (che siamo abituati a vedere in altri ruoli) nei panni di un poliziotto fascista non necessariamente sgherro anche se poi pronto a rinnegare il proprio credo.

  • Quando la notte

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    QUANDO LA NOTTE

    Durata: 114 minuti

    Anno di uscita: 2011

    Ingresso a Offerta libera

     

    Trama:

    Tra le montagne un uomo e una donna s’incontrano. Manfred è una guida, chiusa e sprezzante, abbandonato da moglie e figli; Marina una giovane madre in vacanza col suo bambino. Una notte qualcosa succede nell’appartamento di lei e Manfred interviene, portando il bambino ferito in ospedale. Da quel momento l’uomo si metterà sulle tracce di una verità inconfessabile che Marina ha nascosto a tutti, anche al marito, mentre lei intuirà il segreto familiare all’origine dell’odio di Manfred verso tutte le donne. Con una rabbia e un desiderio mai provati prima, i due scopriranno la radice di un legame potente che non riusciranno a controllare né a vivere. Quindici anni dopo quella vacanza, Marina, d’inverno, tornerà al rifugio a cercare Manfred.

  • Juno

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    JUNO

    Durata: 91 minuti

    Anno di uscita: 2007

    Ingresso a Offerta libera

     

    Trama:
    Juno MacGuff (Ellen Page), é un’adolescente schietta e sicura di sé che riesce a mantenere il controllo sulla sua vita con apparente indifferenza e distacco mentre vive tutti i turbamenti emotivi di una gravidanza che la traghetterà dall’adolescenza all’età adulta; in realtà, dietro un’apparente forza e leggerezza si nasconde una teenager che sta semplicemente cercando di capire cosa fare. Un pomeriggio noioso come tanti si trasforma in qualcosa di diverso quando Juno decide di fare sesso con Bleeker (Michael Cera) un ragazzo timido e riservato. Ma quando scopre di essere incinta, con la collaborazione della sua migliore amica Leah (Olivia Thirlby) Juno escogita un piano per trovare una perfetta coppia di genitori per il bambino che porta in grembo. Dopo qualche ricerca, le due ragazzine mettono gli occhi su Mark e Vanessa Loring (Jason Bateman e Jennifer Garner), una benestante coppia che vive nei quartieri alti e che sta cercando di avere un bambino in adozione. Per sua fortuna, Juno può contare sull’aiuto ed il sostegno del padre e della matrigna (J.K. Simmons e Allison Janney) i quali, dopo lo shock iniziale le danno tutto l’appoggio di cui ha bisogno. Ma quando sta per arrivare la fatidica data del parto, la vita apparentemente perfetta ed idilliaca di Mark e Vanessa comincia a mostrare qualche crepa. Con il passare dei mesi, i cambiamenti fisici di Juno rispecchiamo la sua crescita interiore e alla fine, mostrando un coraggio e un’intelligenza piuttosto insoliti in una ragazzina della sua età, Juno affronterà i suoi problemi a testa alta con un’esuberanza giovanile che è al contempo intelligente ed inaspettata.

  • Non dirmi che hai paura

    L’associazione Donne Oltre e Comune di Manerbio ricordano la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne

    4 DICEMBRE ORE 16.30 – Piccolo Teatro Memo Bortolozzi (Manerbio)

     

    NON DIRMI CHE HAI PAURA
    Compagnia Teatro Itinerante – Monologo di Fabrizio Caraffini

    Una ragazzina nata per correre in un paese dove alle donne è vietato fare sport. Una ragazzina con un appuntamento con il mare in un paese dove non è possibile avvicinarsi al mare. Una ragazzina che lotta per essere libera… e poi il mare.

    La storia di Samia… destinata ad essere ricordata per sempre.

     

    GRUPPO MUSICALE LE MASSOLS
    Ilaria Tengatini | Nicole Bulgarini | Elena Troiano | Miriam Smussi

    Rivisitazioni della canzone dagli anni 20 ai giorni nostri per quattro giovani voci femminili.