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    Un caffè, Datajournalism & Enrico Bergamini

    Da qualche tempo a questa parte ho avuto il bisogno di evadere un po’ dai miei soliti confini e di provare a incontrare energie e idee nuove. Non è stato semplice capire come poter uscire dal solito giro e andare – praticamente a colpo sicuro – a trovare qualcuno con cui ragionare su tematiche attuali ma poco nazionalpopolari provando a confrontarsi con altri punti di vista.

     

    In questo primo “esperimento” ho avuto la fortuna di incontrare Enrico Bergamini. L’aggancio è stato abbastanza anomalo: dopo aver inviato il form per la partecipazione alla Scuola di Politiche di Enrico Letta ho dato un’occhiata ai video correlati per capire quale fosse la concorrenza. Tra la ventina di presentazioni che ho guardato quella di Enrico Bergamini mi ha colpito e ho deciso di contattarlo. Alla fine della storia siamo rimasti tutti e due fuori dalla rosa di nomi scelta per la Scuola (che è partita proprio qualche giorno fa) ma abbiamo deciso di incontrarci e prenderci un caffè.

     

    Enrico studia Business and Economisc a Bologna, gioca a Basket ed è sopravvissuto a Bondeno, il comune leghista da cui è partita l’offensiva di Matteo Salvini all’Emilia Romanga. Probabilmente basterebbe l’ultima delle tre informazioni a giustificare perché valga la pena conoscerlo.

     

    L’Aspetto più interessante però è il suo interesse per gli Open Data e Datajournalism. È una cosa che in Italia è ancora poco praticata (peraltro come il buon giornalismo tradizionale) ma che negli Stati Uniti e in Gran Bretagna sta diventando abbastanza diffuso.
    Consiste nel fare il mestiere tradizionale del giornalista attingendo però alla gigantesca quantità di dati che la rete rende accessibili. È una mole di informazioni enorme e in cui è difficile orientarsi: il datajournalist si occupa di renderla comprensibile e facilmente consultabile da chiunque. QUI puoi trovare un sito che propone articoli (in italiano) di Datajournalism. Si può parlare di qualsiasi informazione attraverso il datajournalism, ma il suo sviluppo ha aperto la discussione anche sul senso e le implicazioni dei Social Network e dei motori di ricerca.

    Qui sotto c’è una sua intervista (10 minuti circa) a George Brock – professore di giornalismo alla City University di Londra – su questi temi.

     

     

    È un settore destinato ad avere un peso ed un ruolo nel giornalismo, nel dibattito pubblico e in politica. Non è questione di se ma di quando, e a determinarlo credo sarà sicuramente quanto velocemente l’opinione pubblica si sensibilizzerà su questo tema. Troppo spesso bufale improbabili ottengono migliaia di condivisioni e false informazioni fanno incetta di like cementando posizioni altrimenti sostenibili al servizio di questa o di quella forza politica.
    Nel mio piccolo cerco di fare la mia parte per velocizzare la transizione verso un giornalismo più agganciato alla realtà, capace di dare la giusta tridimensionalità ai fatti. Per questo motivo, dopo averlo conosciuto di persona, vi consiglio di seguire Enrico su: