• Una settimana dopo

    Donald Trump sarà il 45° Presidente degli Stati Uniti.

    Come è successo?

    Una settimana fa si è realizzata una cosa che era improbabile ma non impossibile: Uno dopo l’altro Donald Trump ha messo in fila tutti gli stati che erano necessari per conquistare la Casa Bianca.

    I sondaggi sono stati generalmente affidabili. Trump ha ribaltato il risultato negli stati dove lo scarto con la Clinton non era enorme. Il risultato del voto popolare è in linea con quello che dicevano le previsioni: su scala nazionale candidata democratica ha avuto più voti di quello repubblicano.

     

     

    Non è stata una vittoria popolare

    La storia che gli americani abbiano scelto Donald Trump è un’interpretazione oggettivamente infondata. Gli americani hanno scelto Hilary Clinton con uno scarto di più di un milioni di voti in più per la candidata dei democratici.

     

    La distribuzione dei voti e le regole per l’elezione del Presidente (vince chi conquista più stati non chi prende più voti)  ha premiato Trump e smentisce chi continua a raccontare che sia stato un voto contro l’enstablishment. Ciò non toglie che l’elezione del candidato repubblicano sia pienamente legittima.

     

     

    E’ sicuramente una vittoria staordinaria

    Anche se a vincere la Casa Bianca fosse stata Hilary Clinton il risultato che ha ottenuto Trump sarebbe stato incredibile. Un candidato che corre contro il suo stesso partito, che dice e fa cose che nessun altro può permettersi di fare e contro cui si è coalizzata tutta la stampa è sulla carta condannato ad una sonora sconfitta. E invece Trump è riuscito non solo a tener testa ad Hilary Clinton ma a strapparle la presidenza.

     

    È riuscito a vendersi come il candidato più “popolare” nonostante sia un bugiardo patologico, con una vita sfarzosa conquistata con sotterfugi, con l’eredita del padre e una vita costellata più da fallimenti che da successi.

     

    Anche se sullo sfondo rimane una riflessione banale ma non troppo: i poteri forti erano dalla parte della Clinton? Beh o non erano poi così forti o in realtà hanno scelto un altro candidato – da tempo – e sono riusciti a convincere gli americani di stare dal lato opposto della barricata, con i Democratici.

     

     

    E adesso?

    Adesso vedremo quanto il Presidente Trump sarà simile al candidato Trump, quante delle promesse fatte in questi mesi tra quattro anni saranno realtà  e quante si saranno dimostrate irrealizzabili. Serve dargli tempo e modo di dimostrare la propria capacità di guidare uno dei più grandi paesi del mondo, magari sorprendendoci e dimostrandosi un grande Presidente.

     

    Oggi, una settimana dopo,  i segnali sono contradditori, come è stato Donald Trump da quando è sceso in campo.

     

    Da un lato è rassicurante: dopo aver promesso lo smantellamento delle riforme di Obama oggi è tornato sui suoi passi annunciando che anziché cancellarla  correggerà l’Obamacare, la riforma sanitaria democratica, e così per tanti risultati legati all’eredità dell’Amministrazione Democratica che dopo 8 anni lascia la Casa Bianca.

     

    Dall’altro  ha ribadito la volontà di costruire un enorme muro tra Messico e USA, la scelta di circondarsi di lobbisti e le prime nomine dello staff non danno grandi prospettive. Una delle figure chiave sarà Stephen Bannon, direttore di un sito di estrema destra ed ex dipendente di Goldman Sachs. QUI puoi scoprire di più su chi sia il controverso Bannon, che ha definito un giornalista “sporco ebreo” e che ha un’opinione…. “antiquata” delle donne.

     

    Il tempo ci dimostrerà il valore di Donald Trump. In questi anni servirà ricordarsi bene una cosa che diceva spesso  Mino Martinazzoli:

    La maggioranza ha ragione di governare, ma non governa perché ha ragione.  

     

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