• uniti nella diversità

    Uniti nella Diversità

    Sono passati pochi mesi dagli attentati che hanno sconvolto Parigi e poco più di un anno dall’irruzione nella redazione di Charlie Hebdo.

    Ormai attentati come quelli che oggi hanno scosso il Belgio non rappresentano più fatti epocali, degli spartiacque. Sono tappe di una strategia del terrore che rischia di spostare l’Europa a destra e di chiuderla a riccio su sé stessa. Le immagini e le notizie di oggi rischiano di dar manforte a chi sta costruendo  vuole continuare a costruire muri tra “noi” e “loro”.

    Siamo di fronte ad un bivio: scegliere di pensare che tutto questo sia colpa dell’Unione Europea, riesumando confini morti e sepolti, oppure possiamo pensare che la soluzione a tutto questo sia l’Unione Europea.

    Possiamo credere che tornare chiusi nelle nostre strette frontiere possa renderci più sicuri. Ma è vero? Siamo davvero in grado di affrontare meglio la minaccia del terrorismo rinunciando a condividere informazioni e strategie? Pensiamo davvero di poterci misurare, ognuno dei 28 paesi per sé, con la Russia, gli Stati Uniti, la Cina e l’India, per citarne solo alcuni? Possiamo ridurci a banalizzare dicendo che tutti i mussulmani sono terroristi e vogliono ucciderci?

     

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    Risponde questa foto, scattata oggi nel primo pomeriggio da Reuters vicino a Idomeni, in Grecia, tra i rifugiati.  E risponde anche a tutti quelli che condividono notizie infondate su presunti festeggiamenti che coinvolgerebbero tutti (?!) i mussulmani. Mentre noi ascoltiamo gli imprenditori della paura raccontarci come tutto questo sia colpa dell’Unione Europea e come questo stia distruggendo l’Italia ci sono migliaia di persone che fuggono da guerre e persecuzioni vedendo nel nostro continente una meta da raggiungere per avere un futuro. 

     

    Anche se è impopolare dobbiamo, anzi urlare che la migliore risposta a questa strategia del terrore è più Europa. Che non solo il nostro continente, ma il mondo intero ha bisogno di più Europa.

    Al Congresso Nazionale dei Giovani Democratici Giuditta Pini, giovane deputata PD, ha fatto un bell’intervento (lo puoi ascoltare QUI, dura 12 minuti). Ha ricordato come la voglia di cambiare il mondo renda noi giovani degli obiettivi . Ha ricordato come la nostra voglia di lottare per un futuro migliore possa davvero cambiare le cose .

    Ecco, credo che questo sia il momento di tirarla fuori. Il nostro sforzo per costruire l’Europa, che rappresenta il nostro futuro, non può essere solo quello di fare un tweet o di cambiare l’immagine di copertina su Facebook.

    Come dopo l’attacco di Pearl Harbor i giovani americani accorsero in massa per essere arruolati, così oggi i ragazzi che davvero non vogliono rinunciare al sogno europeo devono accorrere in massa, costruire una rete, mettersi in contatto.

    È arrivato il momento di essere la prima vera classe dirigente europea cominciando dalle nostre strade, dai nostri luoghi di lavoro, dai nostri partiti a lavorare perché non sia la paura o il caso a decidere quale strada prenderà l’Europa.

    Dobbiamo essere noi a spingerla a fare il primo passo sul percorso che la trasformerà in  un continente unito, solidale e arricchito da quella diversità che è la sua più grande forza.

    non si ferma la vita

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