Nei giorni scorsi ho avuto l’opportunità di partecipare al Living Lab 21x21x21, frutto della call organizzata dal Comitato promotore della candidatura di Volterra a Capitale italiana della cultura 2021 (QUI il sito da visitare!). È stata un’esperienza densa e immersiva, durata dal 5 al 10 febbraio e condivisa con altri 20 ragazzi.

Perché mi sono candidato alla call che ha dato vita a questa esperienza?

Non nascondo che Volterra non sia dietro l’angolo né facilmente raggiungibile, sia che si parta da Brescia, sia che si parta da Roma.  Tuttavia questo progetto mi è sembrato fin da subito una sfida che era impossibile non cogliere: 

  • è una città che ben rappresenta le aree interne, la vera frontiera su cui lavorare nel nostro Paese;
  • è la più piccola città ad essersi candidata, investendo risorse economiche e umane in un progetto che potrebbe cambiarla per sempre;
  • ha un intreccio incredibile tra un passato di storia millenaria ed esperienze moderne-contemporanee di solidarietà e inclusione sorprendenti;
  • c’era la possibilità di mettermi in gioco, di professionalizzarmi e di conoscere ragazzi appassionati come me della cultura, dell’innovazione e della possibilità di costruire nuove città.

Il nostro compito è stato quello di conoscere il contesto in cui ci muoviamo, dal passato più antico di una città dalla storia millenaria, alle peculiarità più recenti come l’ospedale psichiatrico e le attività nel carcere locale. Allo stesso tempo ci è stato chiesto di portare un punto di vista diverso da quello di chi vive la città. 

Ho partecipato con entusiasmo e ho cercato di offrire il mio contributo, circondato da un contesto assolutamente favorevole. 

Il gruppo di lavoro – composto in particolare da Paolo VerriLedo Prato Massimiliano Zane – si è raccordato con il comitato promotore riuscendo a coinvolgere tutta la città attraverso tavoli di lavoro, una raccolta di idee e un confronto costante. Il contatto con i volterrani è stato fondamentale anche per noi per “caricarci” del loro entusiasmo e per entrare in contatto con la storia e i valori fondamentali di questo territorio. 

Quali erano i nostri obiettivi?

I cittadini di Volterra ci hanno chiesto di elaborare 21 progetti, uno per ogni partecipante, divisi in uno dei temi che sono stati scelti per connotare questa candidatura: cura, internazionalizzazione, digitale, inclusione, storia, follia e territorio.

I progetti dovevano:

  • essere realizzabili in tempi stretti in relazione alle tempistiche della Capitale italiana della Cultura 2021;
  • prevedere la possibilità di qualche azione nel breve periodo e una prospettiva di sviluppo/cambiamento di medio o lungo periodo;
  • raccordarsi con la storia e i valori della città.

Tutto questo partendo dal materiale offerto da associazioni, istituzioni e cittadini del territorio che hanno formulato quasi un centinaio di progetti. 

Con quale metodo abbiamo lavorato?

Abbiamo in prima battuta incontrato Paolo Verri, direttore di candidatura e Massimo Zane, Project manager. Ci sono state date indicazioni pratiche sulla struttura dei progetti, le modalità di redazione e una griglia di costruzione. 

Siamo poi stati divisi in 5 gruppi tematici. Ogni gruppo si è confrontato per determinare il significato da attribuire al proprio macrotema e gli aspetti su cui ognuno avrebbe focalizzato la propria attenzione. 

Durante le giornate di lavoro i gruppi e i singoli s sono confrontati in modo sistematico. Questa è stata una delle prime ricchezze maturate nel percorso: l’aiuto reciproco, la cooperazione, il sostengo in un attività breve ma intensa che abbiamo voluto pensare per la città che ci ha accolto a braccia aperte. 

I progetti sono stati condensati in una ventina di righe “editabili” per poter essere inserite nel dossier di candidatura e rielaborate nel progetto complessivo di Rigenerazione Umana che costituisce la grande motivazione di questo ambizioso percorso. 

Quali sono stati i risultati?

Credo che gli esiti di questa esperienza vadano valutati su due diversi piani.

  • Il primo è quello di aver dato il nostro contributo alla candidatura di Volterra offrendo un punto di vista diverso (anzi, 21 diversi punti di vista di cui 14 di non volterrani) e cercando di costruire qualcosa. 
  • Il secondo livello è quello della dimensione umana. Per noi è stato importante poterci confrontare con dei professionisti migliorando la nostra capacità di sintesi e di visioni. Ma non solo: fondamentale sono stati i giorni di convivenza tra di noi. Ragazzi con formazioni universitarie completamente diverse e provenienze territoriali molto lontane tra di loro. Riuscire a vivere serenamente questa esperienza costruendo legami di amicizia e mettendo a “sistema” i nostri talenti è stato incredibile. 

Le premesse per una candidatura vincente ed innovativa ci sono tutte. Noi ci siamo limitati a offrire il nostro contributo sperimentato le difficoltà e le soddisfazioni di un vero lavoro di squadra.

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