La scelta della Parrocchia di Manerbio di riempire i banchi della chiesa con una candela e il nome di tutte le persone scomparse in città da gennaio ad oggi è stata importante per i cari di chi non c’è più e di forte impatto per tutti gli altri. Ne ha parlato anche Sky Tg24.

L’immagine dello spazio riempito dai vuoti è suggestiva e traduce in un linguaggio immediato e universalmente comprensibile quanti siano i manerbiesi scomparsi durante l’emergenza coronavirus. Per chi fa l’amministratore e conosce il suo territorio quell’immagine è ancora più impressionante. Non solo perché molti nomi erano volti e storie conosciute, ma perché i numeri sono stra-ordinari. I banchi erano infatti illuminati da circa 150 candele, quando normalmente nella nostra comunità, nei primi mesi dell’anno, muoiono MOLTE meno persone.

E in questo post vorrei parlare di questi numeri, soprattutto.

Il primo è il dato di contesto. La Lombardia ha un numero di casi incredibile. Hanno giocato a suo sfavore le molte infrastrutture che muovono ogni giorno milioni di persone, le grandi imprese produttive, le agenzie di servizi e il mondo culturale e dello spettacolo in continuo movimento. Quello che non hanno fatto le condizioni favorevoli allo spostamento e all’incontro – cioè a trasformarci in veicoli di contagio – lo ha fatto la gestione confusa di Regione Lombardia.

L’esito finale, ed è il primo numero, sta tutto in questo grafico: il  12% delle morti riconducibili a coronavirus registrate nel mondo a marzo stanno tutte qui, nella nostra regione. Ora con il dilagare dell’epidemia negli Stati Uniti il dato si è ridimensionato sul 5%, un numero comunque impressionante e pesantissimo.

Il secondo livello è quello provinciale. Brescia è la provincia più colpita assieme a Bergamo. È anche una delle più grandi del nostro paese, con oltre 200 comuni, un territorio che si estende dalla pianura alle montagne e quasi due ore di viaggio in auto per poterla attraversare in tutta la sua lunghezza. Qui si sono registrati 2.361 deceduti e circa 12.000 contagiati. Come sono distribuiti in una provincia così vasta? Lo racconta questo grafico.

Anche in questo caso è evidente chela situazione è peggiore dove la mobilità è maggior: ferrovie, autostrade, snodi importanti per il commercio e il mondo produttivo.

Arriviamo a Manerbio che si trova nella regione con più contagi, in una delle province più colpite e nella zona col maggior numero di casi registrati. Già le premesse rendono facile capire quanto sia stata complicata la situazione, ben lontana da ciò che avremmo immaginato a fine febbraio.

Il primo grafico, che attinge a dati ISTAT, mette a confronto il numero di decessi nella nostra città nel 2020 e nel 2019 nel periodo 1 marzo – 15 aprile.

Fino ai primi di marzo il numero di decessi è addirittura inferiore al 2019 e più in linea con i cinque anni precedenti (riportati nel prossimo grafico, linea azzurra). Improvvisamente il 4 marzo le morti subiscono un’impennata che comincia a scendere soltanto verso la fine del mese, proseguendo nel successivo mese di aprile (la linea arancio per capirci). Sono bastati pochi giorni per cambiare radicalmente la situazione, dimostrando quando sia facile per il virus potersi diffondere.

il grafico è stato elaborato da Enrico Sterza, che ringrazio.

Questo grafico racconta tre cose: la prima sono le persone che secondo la media ISTAT (per gli anni 2014-19) vengono a mancare a Manerbio (linea azzurra). Orientativamente si tratta di 30 persone nel periodo 1 gennaio – 30 aprile di ogni anno, 2 a settimana.

La linea verde indica le morti legate a Coronavirus accertate a Manerbio che nel periodo di monitoraggio erano 40. La somma delle morti mediamente riscontrate nel periodo e quelle collegate all’emergenza fa 70 e questo dovrebbe essere il dato che ci si aspetterebbe.

Invece l’immagine della chiesa racconta una realtà diversa, tradotta graficamente dalla linea arancio, che indica i morti a Manerbio dal 1 gennaio ai primi giorni di maggio. Sono più di 150, oltre il doppio di quelli che si aspetterebbe, dimostrando come con ogni probabilità l’incidenza del coronavirus sia stata MOLTO maggiore di quanto registrato dai dati ufficiali.

Non solo: esiste una difficoltà a intercettare le morti legate al virus. Infatti, se è evidente perché le persone continuino a morire per le più disparate ragioni (cause naturali, infarti, tumori, etc) è altrettanto evidente che il numero totale di decessi è assolutamente anomalo e non rappresenta un’oscillazione naturale. Nel 2019 ad esempio le morti erano state superiori alla media, ma in maniera non rilevante. La capacità di rilevare le morte legate a coronavirus matura con il passare del tempo e infatti, usando gli ultimi dati disponibili, è possibile notare l’avvicinamento tra la linea arancio (morti totali) e la linea verde (morti positive al coronavirus) con uno scarto tra i numeri che è non troppi distante dalla media settimanale di 2 decessi che rappresenta la condizione di normalità della nostra comunità.

A questo proposito sempre l’ISTAT da un dato significativo: i numeri indicano la percentuale di aumento della mortalità a Manerbio divisa per fasce di età, nel periodo 1 marzo – 11 aprile

La prima (65-74) ha registrato un forte rallentamento dopo aver marcato il maggior aumento in Italia dopo il Comune di Ponte San Pietro nel periodo 1 marzo – 4 aprile, quando l’aumento della mortalità si attestava attorno al 1800% (cliccando qui il dato relativo a quel periodo)

Si tratta di numeri che sono volti, nomi, storie che sono scomparse lasciando vuoi che non potranno essere riempiti e lasciando un segno non solo nei loro cari, ma in quanti sono stati coinvolti nella gestione di questa situazione assurda.

Operatori delle Case di Riposo, impiegati delle Anagrafi comunali e dipendenti delle Agenzie Funebri che porteranno dentro, probabilmente per sempre, il ricordo di questo periodo e dell’ondata di sofferenza che ha stravolto le famiglie manerbiesi.

Ringraziamenti e credits
La foto dell’articolo è di Filippo Venezia/Ansa. I credits dell’elaborazione dei dati sulla provincia è di Tiboni, come riportato nell’immagine. I dati su Manerbio sono stati raccolti, elaborati e supervisionati da Enrico Sterza che ha monitorato la situazione con grande costanza e attenzione.

Approfondimenti
Consiglio a tutti di leggere il reportage de IlPost.it sulla situazione in Lombardia. Lo trovate a questo link.

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