• We will miss

    Ho visto quest’immagine camminando lungo un corridoio del Parlamento Europeo. Negli ultimi giorni (da mercoledì a venerdì) ho partecipato alla Scuola di Formazione (o Summer School, se vogliamo fare gli internazionali) organizzata a Bruxelles dai deputati italiani del gruppo S&D.

    we will miss

    Tutte le volte che attraversavamo il corridoio che porta dagli ascensori alla sala riunioni del gruppo parlamentare lo sguardo veniva catturato da quella scritta, fatta un po’ artigianalmente dai dipendenti attaccando al vetro delle finestre i fogli da stampante.

    “we will miss”, che  significa “ci mancherete”.

    È una cosa che mi ha colpito molto. Anche chi vive a Strasburgo da tempo (i funzionari) dopo il voto per la Brexit ha cominciato a pensare che l’Unione Europea non sia più un percorso irreversibile, un qualcosa che si può dare per scontato.

    Come hanno avuto (e tanti hanno ancora) la possibilità di sperimentare per primi i vantaggi anche umani dell’Europa, ora sono i primi a pagarne il prezzo personalmente. Amici e colleghi con cui hanno condiviso anni di lavoro potrebbero dover far gli scatoloni ed andarsene.  Ci raccontavano che i più “anziani” hanno fatto richiesta di cittadinanza al Belgio.

     

    Quel gigantesco messaggio per me significa una cosa: che l’Europa funziona dove è a diretto contatto con le persone, a Bruxelles, e molto meno nel resto del continente dove è mediata dai governi nazionali e dove diventa il capro espiatorio di ogni scelta. Fino a qualche anno fa anche in Italia ogni volta ogni decisione alimentava il mantra “ce lo chiede l’Europa”.

    L’Italia era più impegnata a lamentarsi delle scelte fatte a Bruxelles che  a partecipare alle decisioni che avrebbero influito anche sull’Italia.

     

    Quel “We will miss” è un campanello d’allarme che deve trasformarsi, almeno per me e i centocinquanta ragazzi che da tutta Italia hanno partecipato al progetto, in una spinta iniziale:

    • A essere più attenti all’Europa e al lavoro dei nostri rappresentanti, gli eurodeputati. C’è chi vorrebbe distruggere tutto, chi vorrebbe tenere le cose ferme congelando le istituzioni e chi vuole costruire una vera unità. Noi dobbiamo controllare che i nostri eletti lavorino e spingano il continente verso gli Stati uniti d’Europa: chi si ferma è perduto.
    • Ad essere “evangelizzatori” dell’Unione Europea. È un’espressione un po’ forte e la metto tra virgolette. Noi abbiamo avuto il privilegio di vivere per tre giorni dentro le istituzioni, a contatto con funzionari e politici. Il nostro compito ora è di “portare fuori” l’Europa e tornare nei nostri territori. Dobbiamo provare a costruire un senso di cittadinanza europea dal basso che manca e che rappresenta la messa in sicurezza dell’Europa. Entro qualche settimana a Manerbio presenteremo un’associazione che si occuperà di questo compito.

     

    Alla fine di questi tre giorni, impegnativi e densi, devo chiudere passando ai ringraziamenti:

    Andrea, Elena, Giacomo, Massimo, Maria Chiara e Laura per essere stati ottimi compagni di viaggio.

    Costanza e Giulia per l’organizzazione.

    Agli onorevoli Benifei, Morgano, Mosca, Viotti, Toia, Keyenge, Pittella, Costa e a tutto il gruppo S&D per l’opportunità che ci hanno regalato.

    Spero di essere all’altezza della sfida che in questi tre giorni ci hanno lanciato! L’unica certezza, per ora, è che mi mancheranno compagni di viaggio e giornate di impegno tra i corridoi del Parlamento Europeo.